Messaggi senza risposta | Argomenti attivi Oggi è 17 set 2019, 04:48


Crea il tuo forum GRATIS su GlobalFreeForum.com.



Rispondi all’argomento  [ 1 messaggio ] 
 Prova della malafede della medicina 
Autore Messaggio
utente
utente
Avatar utente

Iscritto il: 29 dic 2008, 16:05
Messaggi: 1295
Località: Saluzzo
Messaggio Prova della malafede della medicina
http://acidoascorbico.altervista.org/pr ... camayo.htm
Per le pagine precedenti o le successive se non le vedi più:
http://acidoascorbico.altervista.org/pr ... edenti.htm

Su una pagina precedente ho riportato:
"Ora mi e vi chiedo, ma perchè il PREMIO NOBEL PER LA MEDICINA e non per un altro premio?
Non potevano per un altro, poichè tutti sapevano che l'ACIDO ASCORBICO è considerato come una MEDICINA, dato che CURA LO SCORBUTO ed il suo nome è stato dato proprio usando parte di questa parola "SCORB" aggiungendo la lettera A e le lettere ICO, come voluto da Albert.
Però questi cervelloni sapevano anche che chiunque sapendolo avrebbe potuto curare le persone di SCORBUTO, il che non era il loro fine.
BENE, allora noi CERVELLONI, cambiamo il nome della malattia in TUMORE o CANCRO, in modo che nessuno possa più collegare i due, ma non solo, denominando anche vitamina C l'ACIDO ASCORBICO, sarebbe stato ancora più difficile collegare questa malattia a quella polverina.
Nel contempo hanno inventato la parola IPERVITAMINOSI, cha sappiamo tutti quale è il suo significato, per spaventare le persone che avessero voluto provare ad ingoiarne di più dalla RDA di 60 mg come stabilito a quel tempo. Valore mantenuto per moltissimi anni come si può rilevare dalla RGR fino al 30 ottobre 2012.
http://acidoascorbico.altervista.org/Im ... ionerg.htm

dalla pagina:
http://acidoascorbico.altervista.org/pr ... efalsa.htm

Ora a conferma di quanto sopra riporto cosa scrive Linus Pauling al riguardo dell'ACIDO ASCORBICO - SCORBUTO o vitamina C - TUMORI come stabilito dai cervelloni della medicina, citando gli sforzi di questa nella clinica Mayo per allontanare l'accoppiamento di questa polverina alla malattia, con qualsiasi nome si vogliano usare.
Sono certo che ogni mia parola sia inutile al riguardo, quindi procedo citando il libro di Linus Pauling sul quale si trova quanto riporto:
http://digilander.libero.it/genfraglo/I ... nalelp.pdf

"pagina 179/340
Anche se non eravamo in grado di effettuare un esperimento clinico a doppio cieco, potevamo sempre fare un esperimento controllato. Il Vale of Leven Hospital è un grande ospedale, con 440 posti letto, che registra ogni anno circa 500 nuovi pazienti di cancro. Anche se Cameron era il chirurgo più anziano e il responsabile amministrativo di 100 letti chirurgici, solo una parte di questi pazienti di cancro era affidata direttamente alle sue cure mediche. Sulle prime nessuno degli altri medici o chirurghi dava forti dosi di vitamina C ai propri pazienti, e anche negli anni più recenti molti tra i malati di cancro del Vale of
Leven Hospital non ricevettero questo trattamento. C'erano dunque dei malati di cancro, molto simili a quelli trattati con l'ascorbato, che ricevevano lo stesso trattamento di questi ultimi, eccezion fatta per l'ascorbato stesso, dallo stesso personale medico e chirurgico, nello stesso ospedale: questi pazienti potevano fungere da soggetti di controllo.
Nel 1976 comunicammo i tempi di sopravvivenza sia di un centinaio di pazienti terminali di cancro a cui era stato dato ascorbato supplementare sia di un gruppo di controllo di un migliaio di pazienti che all'inizio si trovavano in condizioni analoghe, che erano stati trattati dagli stessi clinici nello stesso ospedale e che avevano ricevuto le stesse cure, eccezion fatta per l'ascorbato supplementare.
In tal modo i mille soggetti del gruppo di controllo forniva dieci pazienti di controllo per ogni paziente trattato con l'ascorbato; tali soggetti di controllo erano equiparabili per quanto riguardava il sesso, l'età, il tipo di tumore primario e lo stato clinico di «incurabilità». Affidammo a un medico esterno, che non era a conoscenza dei tempi di sopravvivenza dei pazienti trattati con l'ascorbato, l'incarico di esaminare le cartelle cliniche di ciascuno dei pazienti di controllo e di stabilire per ciascuno di loro il tempo di sopravvivenza, cioè il tempo, espresso in giorni, intercorrente fra la data dell'abbandono di tutte le forme
convenzionali di trattamento e quella della morte.
I risultati furono sorprendenti perfino per noi (vedi illustra zione sottostante) (Cameron e Pauling, 1978).
Il 10 agosto 1976 erano morti tutti i 1000 pazienti del gruppo di controllo, mentre 18 dei 100 pazienti trattati con l'ascorbato vivevano ancora.
A quella data, il tempo medio di sopravvivenza trascorso dalla stima di «non curabilità» era 4,2 volte superiore per i pazienti trattati con l'ascorbato, rispetto ai pazienti di controllo. I 100 pazienti trattati con l'ascorbato avevano vissuto in media più di trecento giorni in più dei soggetti di controllo corrispondenti; inoltre noi avevamo la forte impressione clinica che essi avessero
goduto di una migliore qualità della vita durante questo periodo terminale.
Alcuni di loro, oltretutto, sono ancora in vita e prendono quotidianamente le loro dosi di ascorbato di sodio, e tra di essi ve n'è qualcuno che potrebbe essere considerato come «guarito» dalla sua condizione maligna, in quanto non
manifesta più nessun segno della presenza del cancro e conduce un'esistenza
normale.
Noi considerammo questi risultati come decisamente degni di nota, se si tiene conto del fatto che, qualora si riuscisse ad abbassare del 5 per cento la mortalità dovuta al cancro, si salverebbero ogni anno le vite di 20.000 americani
affetti da questa patologia.
Data l'importanza del problema, eseguimmo un secondo esame di casi clinici di pazienti del Vale of Leven nel 1978, anche questa volta con 100 pazienti trattati con l'ascorbato e 1000 soggetti equiparabili di controllo (Cameron e Pauling, 1978). Dieci pazienti dei 100 selezionati inizialmente dovettero essere sostituiti con altri, perché soffrivano di forme cancerose rare, per cui era stato difficile trovare dei soggetti di controllo adeguatamente equiparabili; i 1000 pazienti di controllo furono scelti indipendentemente, senza tener conto del fatto se fossero stati o no selezionati anche prima (metà di loro apparteneva al
gruppo precedente).
Alcuni dei risultati di questa ricerca sono riportati nei grafici alle pagine 202 e 203.
I 100 pazienti trattati con ascorbato e i loro soggetti di controllo equiparabili (stesso tipo di tumore primario, stesso sesso, stessa età entro un margine di cinque anni) furono suddivisi in nove gruppi, in base al tipo di tumore primario: per esempio, 17 pazienti trattati con l'ascorbato e 170 soggetti di controllo, tutti con un cancro al colon. (Il nono gruppo comprendeva pazienti con tipi di cancro diversi da quelli riportati nei grafici.)
Furono misurati i tempi di sopravvivenza dalla data in cui il paziente era stato dichiarato «non curabile», cioè da quando era stato deciso che le terapie convenzionali non avevano più efficacia; in questa data, o pochi giorni dopo, era stato iniziato il trattamento con l'ascorbato. Nel 1978 i tempi medi di sopravvivenza in tutti e nove i gruppi erano superiori di un periodo da 114 a 435 giorni per i pazienti trattati con vitamina C rispetto ai corrispondenti pazienti dei gruppi di controllo, con una media di 255 giorni per tutti i gruppi; tali tempi continuarono inoltre a crescere, perché l'8 per cento dei pazienti trattati con vitamina C era ancora in vita, mentre non lo era qualcuno dei soggetti di controllo.
Una ricerca analoga venne effettuata nel Fukuoka Torikai Hospital, in Giappone, durante i cinque anni a partire dal primo gennaio 1973 (Morishige e Murata, 1979), con risultati analoghi a quelli ottenuti nel Vale of Leven Hospital, come mostra il grafico sottostante.
Più di recente, sono stati effettuati due esperimenti controllati nella Clinica Mayo. Questo lavoro della Mayo è stato pubblicizzato come una confutazione delle ricerche del Vale of Leven Hospital e del Fukuoka Torikai. Tuttavia, i dati mostrano come i medici della Clinica Mayo non abbiano seguito gli stessi protocolli. Pertanto quella ricerca ha scarsa attendibilità riguardo all'efficacia della vitamina C nel trattamento dei malati di cancro.
La prima ricerca della Clinica Mayo (Creagen e colleghi, 1979) ha mostrato solo un lieve effetto protettivo della vitamina C. Cameron e io abbiamo attribuito questo risultato al fatto che la maggior parte dei pazienti della Clinica Mayo aveva ricevuto in precedenza forti dosi di farmaci citotossici, con danno al sistema immunitario e interferenza con l'azione della vitamina C, e al fatto che i soggetti di controllo prendevano anch'essi della vitamina C, in dosi notevolmente superiori rispetto ai soggetti di controllo della Scozia e del Giappone. Solo il 4 per cento dei pazienti del Vale of Leven era stato sottoposto in precedenza a chemioterapia.
Nelle nostre ricerche i pazienti trattati con vitamina C ne assunsero forti dosi, senza interruzioni, per il resto della loro vita, o fino a oggi, se sono ancora in vita: alcuni l'hanno presa per quattordici anni. Nella seconda ricerca della
Clinica Mayo (Moertel e colleghi, 1985), i pazienti trattati con vitamina C ne ricevettero solo per un breve periodo (2,5 mesi in media). Nessuno di loro morì finché prendeva questa vitamina (in dose leggermente inferiore ai 10 g. al giorno).
Essi furono tuttavia tenuti sotto controllo per altri due anni, durante i quali il loro tempo di sopravvivenza non risultò migliore di quello dei soggetti di controllo, anzi talvolta risultò addirittura peggiore. La relazio ne di Moerter e un portavoce del National Cancer Institute, che la commentò (Wittes, 1985) ignorarono entrambi il fatto che i pazienti trattati con vitamina C non ne ricevevano più al momento in cui morirono, e non ne stavano ricevendo più da un bel pezzo (media di 10,5 mesi). Gli autori testé citati affermarono categoricamente che questa ricerca mostrava finalmente in modo definitivo che la vitamina C
non era efficace contro il cancro in stadio avanzato, e raccomandavano che non venissero più fatte ricerche sulla sua utilità in proposito.
I loro risultati non giustificavano una simile conclusione, perché di fatto i loro pazienti morirono solo dopo essere stati privati della vitamina C. Se la loro ricerca ha dimostrato alcunché, si tratta del fatto che i pazienti di cancro non
devono interrompere l'assunzione di forti dosi di vitamina C.
Eppure, da quando è stata pubblicata, questa ricerca è stata considerata come una sorta di smentita del lavoro di Cameron-Pauling, e come tale pubblicizzata.
Quando comparve questo studio svolto nella Clinica Mayo, il 17 gennaio 1985, Cameron e io eravamo irritati perché Moertel e i suoi collaboratori, il portavoce del National Cancer Institute e anche il direttore del New England Journal of Medicine avevano fatto in modo che noi non avessimo alcuna informazione sui risultati, se non qualche ora prima della sua pubblicazione. Sei settimane prima, Moertel si era rifiutato di parlarmi della ricerca, limitandosi a dirmi che il loro articolo era di prossima pubblicazione. In una lettera diretta a me egli mi aveva assicurato che avrebbe fatto in modo che io avessi una copia dell'articolo vari giorni prima della sua pubblicazione; ma non mantenne tale promessa.
Questa presentazione scorretta da parte di Moertel e collaboratori, nonché del portavoce del National Cancer Institute, ha fatto un gran danno. Ci sono stati malati di cancro che ci hanno comunicato di aver interrotto l'assunzione di
vitamina C a causa dei «risultati negativi» riferiti dalla Clinica Mayo.
Non accade spesso che si dia notizia di un comportamento non etico di uno scienziato. Varie volte negli ultimi anni è stata scoperta qualche frode commessa da giovani medici che eseguivano della ricerca clinica; una presentazione scorretta dei risultati di una ricerca clinica, come è accaduto per la seconda ricerca effettuata dalla Clinica Mayo, è da condannarsi in particolar modo in quanto ha aumentato la mole della sofferenza umana.
L'articolo pubblicato dalla Clinica Mayo ha stimolato un'energica risposta da parte del pubblico, diretta a Cameron e a me. Ricevetti le prime due lettere cinque giorni dopo la pubblicazione dell'articolo. I seguenti estratti sono citati con il permesso degli autori. Una lettera fu inviata a Moertel, in principale ricercatore della Clinica Mayo, da un uomo dello Utah, che me ne inviò una copia.
Fu scritta il giorno dopo la pubblicazione dell'articolo, e il suo testo completo è il seguente: «Caro dottor. Moertel, nel marzo del 1983 mi fu asportato il polmone destro in seguito a cancro.
La radiografia non mostrava diffusione e non mi fu prescritto un trattamento di terapia radiante.
«L'8 maggio 1984 una TAC mostrò una metastasi al cervello, due piccoli tumori sulla parte anteriore, uno a destra e uno a sinistra, di 3 cm l'uno.
Inoltre un grosso tumore posteriore, di 6 cm. «La prognosi era infausta: circa un anno di vita. Il trattamento fu irradiazione,
allo LDS Hospital di Salt Lake City, con l'intento di ridurre e tenere sotto controllo i tumori per un po', ma non di eliminarli.
«Immediatamente iniziai un programma dietetico che includeva la vitamina C. Raggiunsi il mio livello di tolleranza intestinale con 36 g. al giorno. Il 9 luglio fu fatta un'altra TAC allo LDS Hospital: i tumori erano completamente scomparsi. Ho appena effettuato una TAC di controllo e una radiografia del torace che non hanno evidenziato segni di cancro.
«Sono fermamente convinto che la vitamina C (insieme con altri nutritivi) associata alla terapia radiante abbiano eliminato i tumori. Ne assumo tuttora 36 g. al giorno e ho intenzione di farlo indefinitamente, essendo sicuro che la vitamina C ha avuto una parte importante nella mia guarigione miracolosa.
«Nel loro libro Cancer and Vitamin C, Ewan Cameron e Linus PAULING non suggeriscono di usare esclusivamente la vitamina C per il trattamento di cancro, ma solo di associarla alle terapie tradizionali.
«La mia cartella clinica è disponibile per qualsiasi verifica. Mi rendo conto che lei non ama le anamnesi, ma i referti delle radiografie e dei medici, più i risultati concreti, costituiscono una valida prova.
«Non so quanta vitamina C voi abbiate somministrato ai pazienti delle vostre ricerche a doppio cieco, ma il fabbisogno differisce per ogni individuo.
Pertanto una quantità qualsiasi al di sotto del livello di tolleranza (che voi non potete accertare in un tipo di ricerca come la vostra), non serve a niente.
«È mia speranza che, se vi interessano davvero i malati di cancro, riconsideriate la vostra posizione».
A scrivermi la seconda lettera fu un signore di ottantun anni, di San Francisco.
Eccone alcuni stralci:
«Questa lettera riguarda essenzialmente la validità delle sue teorie su cancro e vitamina C. Come ho scritto sopra, sono stato operato per un cancro colonrettale il 4 settembre 1980: avevo una metastasi al fegato, in cui fu trovato un tumore del diametro di circa 35 mm. In tali condizioni esso non risultò operabile.
Mi misi a leggere sull'argomento; intanto mi venivano fatte delle iniezioni di 5-FU.
Sapevo che lei aveva scritto della vitamina C a proposito del raffreddore comune, ma non ero a conoscenza del suo lavoro con il dottor Cameron in Scozia.
«Nella letteratura medica trovai facilmente la notizia che una metastasi al fegato equivaleva a una sentenza di morte: il tempo di sopravvivenza andava da qualche settimana a 18 mesi. Nella maggior parte delle ricerche, le metastasi non trattate avevano un periodo di sopravvivenza di 6,1 mesi in media.
«Compresi ben presto che le iniezioni di pirimidina fluorurata 5-FU non erano niente di più che un placebo. Decisi di smettere di farle. L'oncologo che mi seguiva non si oppose e prescrisse una scintigrafia del fegato, che mostrò che il diametro del tumore era cresciuto da 35 mm a 52 mm nel periodo in cui mi venivano praticate le iniezioni.
«Per natura, sono una persona decisa, e da quando avevo quindici anni so che vivere vuol dire andare incontro alla morte. Chiamando a raccolta tutte le mie forze e facendomi guidare dalle sue convinzioni sull'argomento, elaborai un regime basato su vitamina C, vitamina E e altre integrazioni dietetiche.
«La seconda scintigrafia del fegato, dopo tre mesi in cui avevo preso da 10 a 12 g. di vitamina C al giorno, non mostrò alcun cambiamento né nelle dimensioni né nella struttura della lesione epatica. Il tumore c'era, d'accordo, però
non era cresciuto.
«Continuai il mio autotrattamento e mi misi alla ricerca di un medico che mi aiutasse. Mi trovai di fronte a un oceano di ignoranza da parte della scienza medica nei confronti del processo, immensamente complesso, mediante cui il corpo umano assorbe e utilizza i materiali che gli consentono di esistere. Incontrai anche la più profonda indifferenza per quello che stavo cercando di fare.
«Conosco personalmente dodici medici, molti dei quali considero amici.
Cinque di loro mi dissero che all'università avevano seguito soltanto un corso di sei mesi sulla nutrizione; gli altri sette non avevano seguito neppure quello.
Nessuno di loro mi fece domande su quanto stavo facendo.
«Continuai le scintigrafie del fegato, una ogni tre mesi. La lesione rimase com'era fino al controllo con gli ultrasuoni del 15 ottobre 1984. Con mia grande sorpresa, questo esame mostrò una diminuzione che arrivava al 32 per cento del volume del tumore. Dato il risultato così fuori dell'ordinario, la serie dei controlli fu eseguita due volte, una dal tecnico e l'altra dal medico responsabile del laboratorio, per raggiungere la sicurezza, circa quei risultati.
Nel tumore si notava anche l'inizio di infiltrazioni di calcio. Durante tutto questo tempo, ero stato relativamente in buona salute, senza sintomi del cancro: facevo questo e quello, e andavo con la mia barca alla Baia. Ogni anno facevo
una radiografia al torace, perché il decorso normale è dal fegato ai polmoni: i miei polmoni però erano intatti.
«Nei suoi scritti, lei suggerisce di aumentare la dose dell'acido ascorbico fino a quando si manifestano dei disturbi, e poi di tornare indietro di un pochino.
Quando io le scrissi, mi rispose suggerendomi di prenderne 25 g. al giorno.
Sto prendendone da più di due anni 36 g. al giorno, suddivisi in varie razioni, senza che ciò mi provochi alcun problema.
«Da più di un anno avevo l'intenzione di scriverle, ed è stata la semplice pigrizia a impedirmelo. Se oggi mi sono deciso a farlo è a causa dell'articolo che ho letto due mattine fa mentre facevo la prima colazione, articolo in cui si parlava della procedura seguita alla Clinica Mayo. La sua idea è che si tratti di una faccenda ignobile. La Mayo è l'ultimo posto in cui vorrei che si eseguisse una ricerca sulla vitamina C, in qualsiasi condizione. I risultati sono invalidati dalle procedure usate nella prima ricerca, o almeno quella che essi così definiscono. Anche un cieco vedrebbe che cosa si deve fare.
E cioè, nient'altro che una serie di test di massa, su migliaia di pazienti che abbiano una quantità di tipi diversi di cancro, suddivisi secondo i vari stadi degenerativi.
Dovrebbe essere uno sforzo su scala nazionale: nessuna clinica, nessun ospedale, nessun istituto universitario potrebbe effettuarlo singolarmente.
«Sono sicuro che lei ha assolutamente ragione quando afferma che la vitamina C, pur non essendo un trattamento per il cancro, è un sussidio vitale e potente nella gestione e nel controllo di questa malattia. Ed è un fatto che qualsia si
forma di chemioterapia danneggia il sistema immunitario dell'organismo.
Nel mio caso, devo avere un sistema immunitario di prima qualità, altrimenti il mio cancro avrebbe raggiunto da tempo una ghiandola linfatica.
«Che il mio tumore al fegato sia ormai non invasivo è sicuro. Che rimanga così non lo è altrettanto. Il solo sapere che è li mi fa vivere sotto una spada di Damocle.
Sono ragionevolmente sicuro che morirò di cancro... se non muoio prima di vecchiaia: il 36 gennaio 1985 ho compiuto ottantun anni».
Queste due lettere esemplificano bene il tipo di missive che Cameron e io abbiamo ricevuto in grande quantità. Simili dati possono essere liquidati come aneddotici se paragonati a quelli statistici relativi a esperimenti su grande scala, però con dosi inadeguate di vitamina C. Tuttavia gli aneddoti dovrebbero stimolare i ricercatori coscienziosi a fare esperimenti con dosi di vitamina C uguali a quelle prescritte da Cameron.
Nel capitolo 26 tornerò sul comportamento di Moertel e dei suoi collaboratori, quando parlerò della differenza tra vitamine e farmaci.
Basandosi sui risultati delle nostre ricerche, Cameron e io abbiamo raccomandato che a qualsiasi paziente di cancro venga consigliato di prendere forti dosi di vitamina C, in aggiunta alla terapia convenzionale appropriata, cominciando
quanto prima nel decorso della malattia.
Quante persone potrebbero essere aiutate con questo sistema? L'informazione quantitativa di cui disponiamo si basa essenzialmente sull'osservazione effettuata in Scozia su pazienti affetti da cancro avanzato, cui vennero somministrati 10 g. di vitamina C al giorno; come risultato di osservazioni su varie centinaia di pazienti, Cameron è giunto alle seguenti conclusioni:
_ Categoria I: nessuna risposta del tumore, ma solitamente un miglioramento nel benessere generale (nel 20 per cento circa dei casi).
_ Categoria II: risposta piuttosto modesta (nel 25 per cento cir ca dei casi).
_ Categoria III: rallentamento della crescita del tumore (nel 25 per cento circa
dei casi).
_ Categoria IV: nessun cambiamento nel tumore (situazione stazionaria) (nel
20 per cento circa dei casi).
_ Categoria V: regressione parziale del tumore (nel 9 per cento circa dei casi).
_ Categoria VI: regressione completa del tumore (nell'uno per cento circa dei
casi).
I risultati migliori si ottengono con dosi superiori a 10 g. al giorno.
Nel nostro libro Cancer and Vitamin C, Cameron e io abbiamo così espresso le nostre conclusioni: «Q uesto semplice e sicuro trattamento, l'inge stione di grandi quantità di vitamina C, ha. una precisa efficacia nel trattamento di pazienti affetti dacancro in stadio avanzato. Anche se non disponiamo ancora di dati sufficienti, noi siamo convinti che la vitamina C abbia un'efficacia ancora maggiore nel trattamento di malati di cancro a uno stadio precoce della malattia, come pure nella prevenzione del cancro».

a pagina 246/340
I medici devono essere conservatori nella pratica della medicina, ma la classe medica ha bisogno di essere aperta a nuove idee, se medicina significa progresso.
Circa cinquant’anni fa è stata discussa una nuova idea, quella che grandi quantità di vitamine potessero contribuire a tenere sotto controllo le malattie.
Claus W. Jungeblut, il medico che ha dimostrato per primo che l'acido ascorbico può neutralizzare i virus e fornire una certa protezione contro le malattie virali (vedi capitolo 13) fu scoraggiato dalla fredda accoglienza fatta alla sua idea e passò a un altro campo della medicina.
L'azione più recente e più riprovevole della medicina istituzionale nei confronti della nuova scienza della nutrizione e dello stato di benessere degli americani è stata perpetrata dalla Clinica Mayo. Questa azione, la pubblicazione di una relazione fraudolenta sul New England Journal of Medicine del 17 gennaio 1985, è stata citata nel capitolo 19. Il dottor Charles G. Moertel, l'autore principale della relazione, e i suoi cinque collaboratori, hanno deliberatamente presentato la loro ricerca sull'efficacia di dosi elevate di vitamina C in pazienti con cancro metastatico del colon o del retto come una ripetizione e una verifica del lavoro del dottor Ewan Cameron e dei suoi collaboratori (uno dei quali ero io), mentre essa non lo era.
Essi hanno concluso che dosi elevate di vitamina C non avevano alcuna efficacia nei malati di cancro in stadio avanzato. In realtà (sebbene abbiano omesso questa informazione) essi somministrarono la vitamina C ai pazienti in modo completamente differente da quello seguito da Cameron. I pazienti di Cameron avevano preso dosi elevate di vitamina C dall'inizio del trattamento fino alla fine dei loro giorni, per un periodo di dodici o tredici anni (alcuni sono ancora in vita e le prendono tuttora), mentre i pazienti della Clinica Mayo ne avevano preso un piccolo quantitativo e solo per breve tempo. Cameron e io
avevamo avvertito che la sospensione improvvisa di dosi elevate di vitamina C poteva essere pericolosa. Questo avvertimento fu ignorato dai medici della Clinica Mayo.
Anche il National Cancer Institute è stato vittima della frode della Clinica Mayo. Ai suoi funzionari era stato fatto credere che la Clinica Mayo avesse ripetuto il lavoro di Cameron. Facendo un'affermazione pubblica in questo senso,
il National Cancer Institute ha conferito attendibilità a questa contraffazione, peggiorando la situazione.
I medici della Clinica Mayo hanno rifiutato di discutere la questione con me. Ne deduco che non sono scienziati votati alla ricerca della verità. Suppongo che essi si vergognino talmente da preferire che la faccenda venga dimenticata.
La Clinica Mayo aveva una grande reputazione. Questo episodio mi ha fatto capire che non ne è più degna. Parlerò ancora della Clinica Mayo nel prossimo capitolo, facendo il confronto fra vitamine e medicine.
Mentre sto scrivendo il presente volume, l'American Medical Association, l'American Cancer Society e le redazioni delle riviste mediche più importanti non hanno ancora riconosciuto che i supplementi vitamici, presi in dose ottimale, sono efficaci. Esistono però delle indicazioni che nei prossimi anni essi possano cambiare il loro atteggiamento. I singoli medici hanno cambiato opinione in gran numero, passando dall'antagonismo nei confronti delle vitamine prese in dosi elevate alla disponibilità verso la loro efficacia. Sono favorevolmente colpito dal numero di coloro che scrivono o telefonano a me o ai miei collaboratori, in modo particolare a uno di loro, il dottor Ewan Cameron, chiedendo informazioni supplementari. Inoltre, molte persone mi hanno scritto per riferirmi la risposta avuta dal proprio medico quando questo (più raramente questa)
aveva saputo che il paziente stava prendendo 5 o 10 g. di vitamina C al giorno.
Dieci anni fa i pazienti si astenevano spesso dal dire al medico che prendevano tali dosi. Quando il medico lo veniva a sapere, rispondeva: «Lei ha dato ascolto a Linus Pauling, quel ciarlatano», quando non usava espressioni più volgari e più forti. Negli ultimi anni, i pazienti mi vanno riferendo che il medico risponde loro: «Non può essere effetto della vitamina C, ma continui a prenderla!» oppure, se il paziente non aveva confidato che cosa aveva preso: «Non so che cosa ha fatto, ma continui a farlo». Una dozzina di anni fa, io ero una «persona non gradita» nelle facoltà di Medicina. Negli ultimi anni ho parlato
parecchie volte sulle vitamine sia presso le facoltà mediche sia in convegni medici: dieci volte nel 1984. Il 14 novembre 1984, per esempio, ho parlato del valore della dietetica a un vasto pubblico nel Jefferson Medical College di Filadelfia, su invito della Divisione di Gastroenterologia e del Jefferson Nutrition
Program. Dopo la conferenza, uno dei professori di medicina mi disse: «Fino a due ore fa credevo che le vitamine assunte in dosi superiori a quelle della RGR non fossero efficaci. Adesso ho cambiato opinione, in seguito ai fatti che lei ha
presentato».
Sempre durante il 1984 ho tenuto venticinque conferenze a gruppi interessati ai problemi sanitari, o a gruppi di profani, e ho parlato alla televisione e alla radio, Non v'è dubbio che il pubblico mostra grande interesse all'idea di migliorare la propria salute prendendo dosi ottimali di vitamina C e di altre sostanze nutritive. Nel novembre 1984 ho partecipato al programma televisivo serale di Toronto chiamato «Speaking. Out». Gli spettatori potevano telefonare alla rete televisiva e votare in risposta a una domanda sulle vitamine. La stazione televisiva ricevette 25.229 telefonate nel corso del programma. Mi fu detto che era stata la risposta popolare più vasta riscossa da un programma nella storia di quella rete televisiva.
Questo grande interesse popolare per il miglioramento della nutrizione sta ora avendo una certa influenza sull’establishment medico. Credo sia giunto il momento che la medicina ortomolecolare sia riconosciuta non solo quale campo di specializzazione, ma anche da tutti i medici e i chirurghi affinchè includano nei loro trattamenti i miglioramenti dietetici per aiutare i loro pazienti.

Un'altro articolo scrive:
"Tuttavia nel 1981 Dr. Charles Moertel della Mayo Clinic trasportato su un trial fraudolento di amigdalina (laetrile) e ha poi dichiarato che non ha funzionato. Per questo motivo non è più legale negli Stati Uniti.
http://acidoascorbico.altervista.org/pr ... 7krebs.htm

Questa clinica pare tristemente collegata a varie dichiarazioni, chiamiamole AZZARDATE."
Anche il forum luogocomune riporta un articolo sulla clinica Mayo
http://www.giornalettismo.com/archives/ ... e-precoce/

Al riguardo del CAFFE', per sapere la verità sulla salute è semplicissimo, basta un semplice esame del sangue richiedendo i valori della
OMOCOSTEINA
come da questa pagina:
Se hai la OMOCISTEINA alta sei a rischio infarto o ictus, quindi alle malattie cardiovascolari legate.
Questa OMOCISTEINA è nei cibi, ma sopratutto è aumentata dalle DROGHE come il TABACCO ed il CAFFE'. Quindi evitarle è TANTA SALUTE.
Una vitamina e precisamente la vitamina B9 (ACIDO FOLICO) è quello che te la fà abbassare. Questo ACIDO FOLICO è nei vegetali, sopratutto nelle verdure a foglia verde che vanno ingoiate CRUDE.
http://acidoascorbico.altervista.org/pr ... steina.htm
Sono certo che dal comportamento della medicina si è rilevato chiaramente che il comportamento dei personaggi appartenenti a questa congregazione non ha alcun interesse alla VERA SALUTE UMANA, anzi.......
http://acidoascorbico.altervista.org/pr ... camayo.htm
.
.


27 ago 2019, 09:12
Profilo WWW
Visualizza ultimi messaggi:  Ordina per  
Rispondi all’argomento   [ 1 messaggio ] 

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Bing [Bot] e 1 ospite


Non puoi aprire nuovi argomenti
Non puoi rispondere negli argomenti
Non puoi modificare i tuoi messaggi
Non puoi cancellare i tuoi messaggi
Non puoi inviare allegati

Cerca per:
Vai a:  
cron
Powered by phpBB © 2000, 2002, 2005, 2007 phpBB Group.
Designed by STSoftware for PTF.
Traduzione Italiana phpBBItalia.net basata su phpBB.it 2010


Politica sulla Privacy (Cookie & GDPR)