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 Esperienza di Franca e del suo mal di schiena: il limone ed 
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Messaggio Esperienza di Franca e del suo mal di schiena: il limone ed
http://acidoascorbico.altervista.org/pr ... isodio.htm
Per le pagine precedenti:
http://acidoascorbico.altervista.org/pr ... edenti.htm
Con questo post sulla esperienza di Franca e me per un suo forte mal di schiena appena sotto le scapole, intendo dimostrare che evitando una parte di CIVILTA', quella dei PRODOTTI CHIMICI e le DROGHE LEGALI, ingoiando CIBI NATURALI e gli "ALIMENTI ESSENZIALI", l'individuo non può che ottenerne TANTA SALUTE, AUTOGUARENDOSI anche dal TUMORE come potremo rilevate sotto.
Devo premettere che è dall'ottobre 2017 che Franca ingoia 10000 UI al mattino e 10000 UI alla sera di vitamina D, mentre il sottoscritto ne ingoio 10000 UI.
Nonostante la quantità, dall'esame del sangue del 18/01/2018 risulta che il valore rilevato è di 85,3, che ritengo quindi OTTIMALE.
http://acidoascorbico.altervista.org/pr ... genn18.htm

Ed è dal 4 gennaio 2018 che abbiamo ripreso la ginnastica un'ora due volte la settimana cessata al marzo 2016 che insieme avevamo iniziato nel settembre 2012. Naturalmente personalmente ho iniziato nel 2005 a Pinerolo.
E' invece dal giugno 2017 che ogni mattino ingoia il succo di un limone con acqua di rubinetto tiepida preparato da me.
Col senno del poi, ho certezza che tutte queste componenti: la ginnastica, la vitamina D, l'ACIDO ASCORBICO, il CLORURO DI MAGNESIO, il BICARBONATO DI POTASSIO, il BICARBONATO DI SODIO, l'ACIDO CITRICO, la LISINA ed il limone, abbiano un suo grande valore in tutta questa storia di Franca e della sua rapida guarigione.
Con Franca, non è nostra intenzione vivere in eterno, ma vivere in SALUTE il tempo che devo vivere, come lo è per TUTTI gli esseri viventi della terra.
Dell'articolo, prima di tutto devo evidenziare, quindi sottolineare due parti che ritengo moltissimo importanti:
La PRIMA parte composta di due parti:
"Luigi De Marchi, psicologo clinico e sociale, autore di numerosi saggi conosciuti a livello internazionale, parlando con un amico anatomo-patologo del Veneto sui dubbi dell’utilità delle diagnosi e delle terapie anti-tumorali, si sentì rispondere: «Sì, anch’io ho molti dubbi. Sapessi quante volte, nelle autopsie sui cadaveri di vecchi contadini delle nostre valli più sperdute ho trovato tumori regrediti e neutralizzati naturalmente dall’organismo: era tutta gente che era guarita da sola del suo tumore ed era poi morta per altre cause, del tutto indipendenti dalla patologia tumorale»[1]. "
e l'altra:
"Con quanto detto da Luigi De Marchi - confermato anche da autopsie eseguite in Svizzera su cadaveri di persone morte non per malattia - si arriva alla sconvolgente conclusione che moltissime persone hanno (o avevano) uno o più tumori, ma non sanno (o sapevano) di averli."
...che la dice lunga sui CIBI che ingoiavano "i vecchi contadini delle nostre valli più sperdute" e di cosa si circondavano in PRODOTTI CHIMICI lontani dalla cosi detta CIVILTA' con i suoi "consigli per gli acquisti".
La SECONDA recita:
"Con tumore in situ s’intende un tumore chiuso, chiuso nella sua capsula, non invasivo che può rimanere in questo stadio per molto tempo e anche regredire.
Nel corso della vita è infatti "normale" sviluppare tumori, e non a caso la stessa Medicina sa bene che sono migliaia le cellule tumorali prodotte ogni giorno dall’organismo.
Queste, poi, vengono distrutte e/o fagocitate dal Sistema Immunitario, se l’organismo funziona correttamente.
Molti tumori regrediscono o rimangono incistati per lungo tempo quando la Vis Medicratix Naturae (la forza risanatrice che ogni essere vivente possiede) è libera di agire."
Questa parte invece conferma senza ombra di dubbi che la tesi cui i CIBI INNATURALI contenenti PRODOTTI CHIMICI (VELENO) o i PRODOTTI CHIMICI spalmati sulla pelle di cui i pori immettono le parti VELENOSE nel sangue, non possono che deteriorare le DIFESE IMMUNITARIE, che distrutte permettono a queste cellule cancerose di proliferare indisturbate fino a causare la morte dell'individuo, come succede nella maggior parte dei casi.
L'articolo:
"Luigi De Marchi, psicologo clinico e sociale, autore di numerosi saggi conosciuti a livello internazionale, parlando con un amico anatomo-patologo del Veneto sui dubbi dell’utilità delle diagnosi e delle terapie anti-tumorali, si sentì rispondere: «Sì, anch’io ho molti dubbi. Sapessi quante volte, nelle autopsie sui cadaveri di vecchi contadini delle nostre valli più sperdute ho trovato tumori regrediti e neutralizzati naturalmente dall’organismo: era tutta gente che era guarita da sola del suo tumore ed era poi morta per altre cause, del tutto indipendenti dalla patologia tumorale»[1].
«Se la tanto conclamata diffusione delle patologie cancerose negli ultimi decenni - si chiese Luigi De Marchi - in tutto l’Occidente avanzato fosse solo un’illusione ottica, prodotta dalla diffusione delle diagnosi precoci di tumori che un tempo passavano inosservati e regredivano naturalmente? E se il tanto conclamato incremento della mortalità da cancro fosse solo il risultato sia dell’angoscia di morte prodotta dalle diagnosi precoci e dal clima terrorizzante degli ospedali, sia della debilitazione e intossicazione del paziente prodotte dalle terapie invasive, traumatizzanti e tossiche della Medicina ufficiale. Insomma, se fosse il risultato del blocco che l’angoscia della diagnosi e i danni delle terapie impongono ai processi naturali di regressione e guarigione dei tumori?”.[2]
Con quanto detto da Luigi De Marchi - confermato anche da autopsie eseguite in Svizzera su cadaveri di persone morte non per malattia - si arriva alla sconvolgente conclusione che moltissime persone hanno (o avevano) uno o più tumori, ma non sanno (o sapevano) di averli.
In questa specifica indagine autoptica (autopsie) fatta in Svizzera, ed eseguita su migliaia di persone morte in incidenti stradali (quindi non per malattia), è risultato qualcosa di sconvolgente:
- Il 38% delle donne (tra i 40 e 50 anni) presentavano un tumore (in situ) al seno;
- Il 48% degli uomini sopra i 50 anni presentavano un tumore (in situ) alla prostata;
- Il 100% delle donne e uomini sopra i 50 anni presentavano un tumore (in situ) alla tiroide.[3]
Con tumore in situ s’intende un tumore chiuso, chiuso nella sua capsula, non invasivo che può rimanere in questo stadio per molto tempo e anche regredire.
Nel corso della vita è infatti "normale" sviluppare tumori, e non a caso la stessa Medicina sa bene che sono migliaia le cellule tumorali prodotte ogni giorno dall’organismo.
Queste, poi, vengono distrutte e/o fagocitate dal Sistema Immunitario, se l’organismo funziona correttamente.
Molti tumori regrediscono o rimangono incistati per lungo tempo quando la Vis Medicratix Naturae (la forza risanatrice che ogni essere vivente possiede) è libera di agire.
Secondo la Medicina Omeopatica , la “Legge di Guarigione descrive il modo con cui tale forza vitale di ogni organismo reagisce alla malattia e ripristina la salute”.[4]
Cosa succede alla Legge di Guarigione, al meccanismo vitale di autoguarigione, se dopo una diagnosi di cancro la vita viene letteralmente sconvolta dalla notizia del male?
E cosa succede all’organismo (e al Sistema Immunitario) quando viene fortemente debilitato dai farmaci?
Ulteriori dati poco conosciuti
Poco nota al grande pubblico è la vasta ricerca condotta per 23 anni dal prof. Hardin B. Jones, fisiologo dell’Università della California, e presentata nel 1975 al Congresso di cancerologia presso l’Università di Berkeley. Oltre a denunciare l’uso di statistiche falsate, egli prova che i malati di tumore che NON si sottopongono alle tre terapie canoniche (chemio, radio e chirurgia) sopravvivono più a lungo o almeno quanto coloro che ricevono queste terapie. [5]
Il prof. Jones dimostra che le donne malate di cancro alla mammella che hanno rifiutato le terapie convenzionali mostrano una sopravvivenza media di 12 anni e mezzo, quattro volte superiore a quella di 3 anni raggiunta da coloro che si sono invece sottoposte alle cure complete.[6]
Un'altra ricerca pubblicata su The Lancet del 13/12/1975 (che riguarda 188 pazienti affetti da carcinoma inoperabile ai bronchi), dimostra che la vita media di quelli trattati con chemioterapia è stata di 75 giorni, mentre quelli che non ricevettero alcun trattamento ebbero una sopravvivenza media di 120 giorni.[7]
Se queste ricerche sono veritiere, una persona malata di tumore ha statisticamente una percentuale maggiore di sopravvivenza se non segue i protocolli terapeutici ufficiali.
Con questo non si vuole assolutamente spingere le persone a non farsi gli esami, gli screening e i trattamenti oncologici ufficiali, ma si vogliono fornire semplicemente, delle informazioni che normalmente vengono oscurate, censurate e che possono, proprio per questo, aiutare la scelta terapeutica di una persona.
Ma ricordo che la scelta è sempre e solo individuale: ogni persona sana o malata che sia, deve assumersi la propria responsabilità, deve prendere in mano la propria vita. Dobbiamo smetterla di delegare il medico, lo specialista, il mago, il santone che sia, per questo o quel problema.
Dobbiamo essere gli unici artefici della nostra salute e nessun altro deve poter decidere al posto nostro.
Possiamo accettare dei consigli, quelli sì, ma niente più.
I pericoli della chemioterapia
Il principio terapeutico della chemioterapia è semplice: si usano sostanze chimiche altamente tossiche per uccidere le cellule cancerose.
Il concetto che sta alla base di questo ragionamento limitato e assolutamente materialista è che alcune cellule, a causa di fattori ambientali, genetici o virali, impazziscono iniziando a riprodursi caoticamente creando delle masse (neoplasie).
La Medicina perciò tenta di annientare queste cellule con farmaci citotossici (cioè tossici per le cellule). Tuttavia, questa feroce azione mortale, non essendo in grado di distinguere le cellule sane da quelle neoplastiche (impazzite), cioè i tessuti tumorali da quelli sani, colpisce e distrugge l’intero organismo vivente.
Ci hanno sempre insegnato che l’unica cura efficace per i tumori è proprio la chemioterapia, ma si sono dimenticati di dirci che queste sostanze di sintesi sono dei veri e propri veleni. Solo chi ha provato sulla propria pelle le famose iniezioni sa cosa voglio dire.
«Il fluido altamente tossico veniva iniettato nelle mie vene. L’infermiera che svolgeva tale mansione indossava guanti protettivi perché se soltanto una gocciolina del liquido fosse venuta a contatto con la sua pelle l’avrebbe bruciata. Non potei fare a meno di chiedermi: ‘Se precauzioni di questo genere sono richieste all’esterno, che diamine sta avvenendo nel mio organismo?’. Dalle 19 di quella sera vomitai alla grande per due giorni e mezzo. Durante la cura persi manciate di capelli, l’appetito, la colorazione della pelle, il gusto per la vita. Ero una morta che camminava».
[ Testimonianza di una malata di cancro al seno ]
Un malato di tumore viene certamente avvertito che la chemio gli provocherà (forse) nausea, (forse) vomito, che cadranno i capelli, ecc.
Ma siccome è l’unica cura ufficiale riconosciuta, si devono stringere i denti e firmare il consenso informato, cioè si sgrava l’Azienda Ospedaliera o la Clinica Privata da qualsiasi problema e responsabilità.
Le precauzioni del personale infermieristico che manipolano le sostanze chemioterapiche appena lette nella testimonianza, non sono una invenzione. L’Istituto Superiore di Sanità italiano ha fatto stampare un fascicolo dal titolo “Esposizione professionale a chemioterapici antiblastici” per tutti gli addetti ai lavori, cioè per coloro che maneggiano fisicamente le fiale per la chemio (di solito infermieri professionali e/o medici). Fiale che andranno poi iniettate ai malati.
Alla voce Antraciclinici (uno dei chemioterapici usati) c’è scritto che dopo la sua assunzione può causare: “Stomatite, alopecia e disturbi gastrointestinali sono comuni ma reversibili. La cardiomiopatia, un effetto collaterale caratteristico di questa classe di chemioterapici, può essere acuta (raramente grave) o cronica (mortalità del 50% dei casi). Tutti gli antraciclinici sono potenzialmente mutageni e cancerogeni”.[8]
Alla voce Procarbazina (un altro dei chemioterapici usati) c’è scritto che dopo la sua assunzione può causare: “E’ cancerogena, mutagena e teratogena (malformazione nei feti) e il suo impiego è associato a un rischio del 5-10% di leucemia acuta, che aumenta per i soggetti trattati anche con terapia radiante”.
In un altro documento, sempre del Ministero della Sanità (Dipartimento della Prevenzione – Commissione Oncologica Nazionale) dal titolo “Linee-guida per la sicurezza e la salute dei lavoratori esposti a chemioterapici antiblastici in ambiente sanitario” (documento pubblicato dalle Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano) c’è scritto: “Uno dei rischi rilevati nel settore sanitario è quello derivante dall’esposizione ai chemioterapici antiblastici. Tale rischio è riferibile sia agli operatori sanitari, che ai pazienti”.
Qui si parla espressamente dei rischi per operatori e pazienti.
Il documento continua dicendo: “Nonostante numerosi chemioterapici antiblastici siano stati riconosciuti dalla IARC (International Agency for Research on Cancer) e da altre autorevoli Agenzie internazionali come sostanze sicuramente cancerogene o probabilmente cancerogene per l’uomo, a queste sostanze non si applicano le norme del Titolo VII del D.lgs n. 626/94 ‘Protezione da agenti cancerogeni’. Infatti, trattandosi di farmaci, non sono sottoposti alle disposizioni previste dalla Direttiva 67/548/CEE e quindi non è loro attribuibile la menzione di R45 ‘Può provocare il cancro’ o la menzione R49 ‘Può provocare il cancro per inalazione’”.
Quindi queste sostanze, nonostante provochino il cancro, non possono essere etichettate come cancerogene (R45 e R49) semplicemente perché sono considerate “farmaci”.
Questa informazione è molto interessante.
Andiamo avanti: “Nella tabella 1 [vedi sotto, ndA] è riportato un elenco, non esaustivo, dei chemioterapici antiblastici che sono stati classificati dalla IARC nel gruppo ‘cancerogeni certi per l’uomo’ e nel gruppo ‘cancerogeni probabili per l’uomo’. L’Agenzia è arrivata a queste definizioni prevalentemente attraverso la valutazione del rischio ‘secondo tumore’ che nei pazienti trattati con chemioterapici antiblastici può aumentare con l’aumento della sopravvivenza. Infatti, nei pazienti trattati per neoplasia è stato documentato lo sviluppo di tumori secondari non correlati con la patologia primitiva”.
Tabella 1
Cancerogeni per l’uomo: Butanediolo dimetansulfonato (Myleran) - Ciclofosfamide - Clorambucil - 1(2-Cloretil)-3(4-metilcicloesil)-1-nitrosurea (Metil-CCNU) - Melphalan - MOPP (ed altre miscele contenenti alchilanti) - N,N-Bis-(2-cloroetil)-2-naftilamina (Clornafazina) - Tris(1-aziridinil)fosfinsolfuro (Tiotepa)
Probabilmente cancerogeni per l’uomo: Adriamicina - Aracitidina - 1(2-Cloroetil)-3-cicloesil-1nitrosurea (CCNU) - Mostarde azotate - Procarbarzina
Certamente si tratta di un elenco incompleto perché, sfogliando una trentina di bugiardini di chemioterapici, mancano diverse molecole cancerogene per ammissione stessa dei produttori.
In conclusione, il documento sulle “linee guida” riporta alla voce “Smaltimento”: “Tutti i materiali residui dalle operazioni di manipolazione dei chemioterapici antiblastici (mezzi protettivi, telini assorbenti, bacinelle, garze, cotone, fiale, flaconi, siringhe, deflussori, raccordi) devono essere considerati rifiuti speciali ospedalieri. Quasi tutti i chemioterapici antiblastici sono sensibili al processo di termossidazione (incenerimento), per temperature intorno ai 1000-c La termossidazione, pur distruggendo la molecola principale della sostanza, può comunque dare origine a derivati di combustione che conservano attività mutagena. È pertanto preferibile effettuare un trattamento di inattivazione chimica (ipoclorito di sodio) prima di inviare il prodotto ad incenerimento. Le urine dei pazienti sottoposti ad instillazioni endovescicali dovrebbero essere inattivate prima dello smaltimento, in quanto contengono elevate concentrazioni di principio attivo”.
Queste sostanze, che vengono sistematicamente iniettate nei malati, anche se incenerite a 1000°C “conservano attività mutagena”.
Ma che razza di sostanze chimiche sono mai queste?
La spiegazione tra poche righe.
L’amara conclusione, che si evince dall’Istituto Superiore di Sanità, è che l’oncologia moderna per curare il cancro utilizza delle sostanze chimiche che sono cancerogene (provocano il cancro), mutagene (provocano mutazioni genetiche) e teratogene (provocano malformazioni nei discendenti).
C’è qualcosa che non torna: perché ad una persona sofferente dal punto di vista fisico, psichico e morale, debilitata e sconvolta dalla malattia, vengono iniettate sostanze così tossiche?
Questo apparente controsenso - se non si abbraccia l’idea che qualcuno ci sta coscientemente avvelenando - si spiega nella visione riduzionista e totalmente materialista che ha la Medicina , ma questo è un argomento che affronteremo più avanti.
http://acidoascorbico.altervista.org/Im ... tumori.htm

IL FATTO:
Il 25/01/2018 giovedì pomeriggio, ora di ginnastica.
Il 26/01/2018 venerdì mattina, la comparsa di dolori lombari all'altezza del basso delle scapole.
Dolori che sono aumentati nella giornata e si è pensato che la causa fosse la ginnastica.
Come per ogni STRESS, si è passati alla dose di ACIDO ASCORBICO a 3 cucchiaini più mezzo di BICARBONATO DI POTASSIO ed un cucchiaino piccolo di RIBOSIO ogni ora, ripetendola per 3 volte nel pomeriggio e la stessa dose anche alla dose normale della sera. Al sabato mattina si è passati a questa dose ogni ora per 8 volte di seguito.
Il dolore però ha continuato ad essere forte.
La domenica mattina fornitoci dell'ANTIDOLORIFICO bruffen 600 ha iniziato con una dose al mattino ed una alla sera continuando con le dosi suddette di "ALIMENTI ESSENZIALI", tre cucchiaini di ACIDO ASCORBICO più mezzo di BICARBONATO DI POTASSIO ed un cucchiaino piccolo di RIBOSIO ogni 2 ore con poco successo nonostante l'antidolorifico.
Il dolore continuava ad essere forte.
Il lunedì mattina, dato che la necessità aguzza l'ingegno, mi sono ricordato che il professor Pantellini nel 1948, quando non esistevano ancora gli ANTIDOLORIFICI, dato che la moglie del suo cliente con tumore allo stomaco inoperabile e terminale le aveva chiesto un consiglio per attenuare i forti dolori che pativa, lui le aveva consigliato del succo di limone zuccherato con del BICARBONATO, dimenticandosi di dire DI SODIO. L'errore è stato del farmacista che alla richiesta del BICARBONATO ha dato alla signora il BICARBONATO DI POTASSIO. Dato che Pantellini le aveva detto di dare la bibita ogni volta che voleva, lei non ne ha fatto sicuramente economia.
Una pagina del video del dottor Pantellini riporta:
"C.: Come è arrivato a capire l'importanza dell'ascorbato di potassio per la prevenzione e la cura del cancro?
Pantellini: Fu un malato che mi mise sulla strada della'scorbato di potassio.
Scambiò il BICARBONATO DI SODIO con il BICARBONATO DI POTASSIO...
Il professor Pantellini racconta che nel 1948 una donna il cui marito versava in gravissime condizioni, in quanto aveva un cancro allo stomaco giudicato inoperabile, si rivolse a lui perchè almeno si riuscisse ad alleviare i tremendi dolori del poveretto. Pantellini le cosigliò di fargli bere limonate zuccherate con del BICARBONATO DI SODIO. Mesi più tardi vide quest'uomo per strada, quando lo credeva già morto e scoprì che, per errore, al posto del BICARBONATO DI SODIO nelle limonate aveva messo BICARBONATO DI POTASSIO. N.d.A... e da lì è partita la mia ricerca."
il video da cui ha tratto la parte sopra:
https://www.youtube.com/watch?v=lMI7ODyTgyE

per pagina:
http://acidoascorbico.altervista.org/Im ... tassio.htm
Mi permetto ora di riportare il mio ragionamento in merito al suo comportamento della signora verso il marito malato:
"Arrivati a questo punto mi ci vuole una dose.
Sempre continuando con il nostro RAGIONAMENTO mi chiedo: quanto BICARBONATO DI POTASSIO metteva nel bicchiere col succo di limone la moglie del cliente del Dott, Pantellini? Ebbene la cosa è andata sicuramente così: la moglie si è recata dal dottore per chiedere qualcosa che lo alleviasse dai dolori ed il dottore le ha detto di mettere in un bicchiere del succo di limone, dello zucchero e del bicarbonato. NON ha specificato però che era il bicarbonato di sodio che vendono i negozi come il mio ed i supermercati. Quella signora uscita dal dottore si è recata in farmacia (è logico, quando esci dal dottore NON vai nel supermercato o in drogheria, ma vai in farmacia). Al farmacista ha chiesto del bicarbonato e niente di più e la farmacista dato che il bicarbonato di sodio NON lo vende le ha dato il bicarbonato di potassio. Ora la signora và a casa mette in un bicchiere del succo di LIMONE (che per intenderci contiene ACIDO ASCORBICO), un cucchiaino di ZUCCHERO per attutire il gusto aspro del LIMONE e secondo te, quanto bicarbonato di potassio? Dato che nè il dottore, nè il farmacista le hanno detto che doveva metterne poco di bicarbonato di potassio, allora lei sicuramente ne ha messo anche un cucchiaino. Ora ti chiedo, quante volte avrà dato a suo marito sofferente questo succo del bicchiere? Sicuramente le avrà preparato tante volte al giorno questo succo col bicarbonato di potassio e lo ZUCCHERO. Anche perchè questo bicarbonato di potassio NON ha controindicazioni di sorta perchè è un ALIMENTO. Il tutto sia di giorno che notte. Tante volte finchè suo marito è guarito dal tumore dopo alcuni mesi. Voglio pensare ad un cucchiaino (gesto usuale come per il caffè), penso che sia normale fare un gesto simile. Quindi personalmente proverò con l'assumere il mio solito cucchiaino di ACIDO ASCORBICO PURO, aggiungerò un cucchiaino di BICARBONATO DI POTASSIO e un cucchiaino di LISINA e una puntina di RIBOSIO al posto dello ZUCCHERO (che noi sappiamo TOSSICO)
http://acidoascorbico.altervista.org/pr ... iancoa.htm
dalla pagina:
http://acidoascorbico.altervista.org/Vo ... tumore.htm
Quindi egli sapeva benissimo che il succo di limone ed il BICARBONATO DI SODIO erano il solo ANTODOLORIFICO funzionante a quel tempo.
Cosa che oggi, i medici, col LAVAGGIO DEL CERVELLO subito negli insegnamenti e la MALAINFORMAZIONE pilotata dalla industrie farmaceutiche, hanno fatto loro dimenticare questo NATURALE FARMACO.
Quindi seguendo questa esperienza di Pantellini, Franca ha iniziato ad ingoiare, oltre il limone normale con acqua calda di ogni mattina, ogni 2 ore il succo di mezzo limone con tre cucchiaini di ACIDO ASCORBICO, un cucchiaino di BICARBONATO DI SODIO e del RIBOSIO.
La prima volta ho messo in un bicchiere il succo di mezzo limone e poi ho aggiunto un cucchiaino di BICARBONATO DI SODIO, ma friggendo è fuoriuscito tutto rendendo inutile quanto fatto. Allora ho preparato il succo di mezzo limone in un bicchiere e nell'altro bicchiere in un pò di acqua un cucchiaino di BICARBONATO DI SODIO.
Naturalmente ho messo insieme anche mezzo cucchiaino di BICARBONATO DI POTASSIO ed un cucchiaino piccolo di RIBOSIO.
Già dalla prima dose il dolore si è fortemente attenuato, cosa che non aveva fatto l'ANTIDOLORIFICO bruffen 600.
Naturalmente dopo un paio di ore eccolo nuovamente forte.
Faccio notare che quando ingoiava il bruffen 600 al mattino ed alla sera, non ha mai avuto nessun miglioramento, ma la differenza era con il succo di limone in un bicchiere e nell'altro bicchiere il resto
Così è passato il lunedì, ingoiando anche i tre cucchiaini di ACIDO ASCORBICO con le normali dosi del resto. Questa dose di ACIDO ASCORBICO è stata ingoiata con ogni dose e per tutti i giorni finchè non ha più avuto mal di schiena.
Volendo conoscere la causa di questi dolori, e temendo la formazione di un'ERNIA AL DISCO, il martedì 30/01/2018 mi sono deciso a portare Franca al pronto soccorso, pur continuando con il succo di mezzo limone con il resto, a metà mattina, dopo il pranzo, a merenda e dopo cena.
Il 30/01/2018 portata al pronto soccorso questa
l'ANAMNESI:
"Si presenta per comparsa da venerdì es di dolore alla spalla sx poi migrato alla spalla dx e poi al dorso ed i regione lombare. No iperpiressia nè tosse.
Anamnsei patologica remota negativa.

ESAME OBIETTIVO:
PAOS 160/100 (pressione non normale in quanto agitata)
fc 96 b/min ritmico
Spo2 98 % aa
Stato ansioso
Toni ritmici vali e pause libere
respiro libero MV conservato.
Addome piano e trattabile nopn dolente alla palpazione.

TERAPIA SOMMONISTRATA ALL'INGRESSO: Perfalgan 1 flacone
Documento ricevimento Pronto Soccorso

IPOTESI DIAGNOSTICA ALL'INGRESSO: Toracomialgia diffuse

30/01/2018 10: 35: 00
Esami ematici: ndr
Rx torace: non lesioni addensanti a focolaio.
Miglioramento soggettivo con completa regressione del dolore.

Consulenze specialistiche
Diario Informazioni
Prestazioni:
RX: RADIOGRAFIA DEL TORACE DI ROUTINE, NAS
PS: VISITA GENERALE visita specialistica, prima visita.
PS: ELETTROCARDIOGRAMMA - qtà: 1
PS: PRELIEVO DI SANGUE VENOSO qtà: 1
PS: TERAPIA INFUSIONALE ENDOVENOSA qtà: 1
Conclusione
DIAGNOSI DI DISMISSIONE: Poliartralgia

INDICAZIONI ALLA DISMISSIONE: si consiglia
- Tachipirina 1000 mg compresse 1 compressa al massimo 3 volte al giorno a distanza di almeno 6 ore l'una dall'altra.
- se persistenza del dolore utile approfondimento diagnostico, a giudizio del Curante, con esami ematici comprensivi VES, fattore reuatoide, assetto marziale, vit. D
Documento dismissione dal Pronto Soccorso

Questi i risultati degli esami del sangue, che confermano i risultati degli esami del sangue in data 18/01/2018 rilevabili questo link:
http://acidoascorbico.altervista.org/pr ... genn18.htm
Documenti esami del sangue del Pronto Soccorso

Tornando a casa, parlato col nostro medico di base, il quale ci ha informati che la tachipirina 1000 era più forte del bruffen, ci siamo riforniti di questo ANTIDOLORIFICO consigliato dal medico del Pronto Soccorso, anche se le nostre idee sono un'altra cosa, che però dato il forte dolore si è voluto provare.
Dopo pranzo Franca ha ingoiato la prima compressa di tachipirina, ma il dolore non è cessato come ci si aspettava, allora ecco il succo di limone con il resto. Così è passata la giornata con le dosi normali più il succo di limone ed i tre cucchiaini di ACIDO ASCORBICO per 4 volte al giorno.
Questa tachipirina Franca l'ha ingoiata solo per tre giorni con due compresse al giorno, mattina e sera, poi l'ha smessa in quanto non si ottenevano risultati, che invece venivano del succo di limone col resto, riprendendo con il bruffen solo alla sera, in quanto alla sera il dolore era più forte. Intanto il 2 febbraio 2018 mi sono recato dal medico di base col quale abbiamo deciso di farle fare i raggi X alla spina dorsale per vedere lo stato delle vertebre. Prenotato i raggi X per il giorno 12 febbraio e la visita ortopedica per il 16 febbraio 2018. Intanto dal mattino del 9 febbraio il dolore notturno era sparito e fino al tardo mattino ne sentiva solo i sintomi. Abbiamo continuato però con il limone e gli "ALIMENTI ESSENZIALI" come i giorni precedenti.
Il mercoledì in data 12/02/2018
I raggi ics X COLONNA DORSALE DINAMICA:
Modeste note di spondiloartrosi diffusa senza apprezzabili significativi cedimenti somatici a carico dei metameri dorsali esaminati.
Si evidenzia modesta depressione della limitante somatica superiore di qualche metamero lombare presumibilmente su base di osteopenia. Muri posteriori allineati.
Documento RX

Come si potrà notare, da questi RX si è riscontrato una usura di alcuni dischi ma per fortuna niente ernia al disco come si temeva. Intanto i giorni passavano ed i dolori si attenuavano. Difatti in data 16/02/2018 ci siamo recati alla Visita ortopedica prenotata, ma i dolori non c'erano più. Difatti l'ortopedico, fatto accomodare Franca sul lettino ha iniziato a toccare la schiena dove prima aveva quel forte dolore, senza che lei avesse alcun disturbo. Il dottore non ha potuto fare altro che prendere atto del suo forte miglioramento. Difatti non ha consigliato alcuna cura, informandoci del deterioramento di alcune vertebre. Parlando con l'ortopedico del sofà sul quale Franca aveva l'abitudine di sedersi, abbiamo concluso che la POSTURA è importantissima, quindi sedervisi in modo non naturale è lesivo. Abbiamo anche concluso che non è stata la ginnastica a causare questo disguido, ma appunto la POSTURA di Franca consigliando invece la ginnastica. Dopo giorni di tre cucchiaini di ACIDO ASCORBICO alle dosi normali, Franca è passata al cucchiaino normale il 16/02/2018, ma abbiamo continuato col succo di mezzo limone, senza il resto dopo ogni pasto. Per il busto, per orane rimandiamo l'acquisto, che se sarà necessario acquisteremo in futuro.
Dalla visita in data 15/02/2018 il documento riporta:
INDICAZIONI
Controllo clinico e visione RX in poliartralgie
In atto migliorata la sintomatoligia algica
Si consiglia utilizzo di busto ortopedico tipo Taylor (DL non spallacci)
Da rivedere al bisogno
Utile ginnastica posturale.
Documento visita ortopedica

Il sabato 17 febbraio 2018, quindi 2 giorni dopo la visita ortopedica, abbiamo reiniziato ad andare a ballare, ballando tutto il pomeriggio senza alcun problema e nessun dolore alla schiena.
Si è ripetuto anche la domenica 18 febbraio 2018 con lo stesso risultato. Stessa sorte il sabato 17 febbraio ed anche ieri 18 febbraio 2018.
Naturalmente Franca non si siede più sul sofà ma sulle sedie come il sottoscritto, poichè ha capito che per stare bene si deve adeguare alla giusta POSTURA.
Oggi 19 febbraio 2018 scrivendo questa nostra esperienza, tiriamo anche delle conclusioni su ciò che abbiamo fatto per la SALUTE della schiena di Franca. Praticamente l'abbiamo curata con i SOLI "ALIMENTI ESSENZIALI" ed il limone. I PRODOTTO CHIMICI solo per alcuni giorni senza averne alcun giovamento. Quindi non vi è dubbio che il suo corpo si è AUTOGUARITO, come è SEMPRE per ogni essere vivente, le condizioni sono descritte sopra ingoiando CIBI NATURALI dei quali il LATTE e la CARNE

Devo far notare che la esperienza del dottor Pantellini mi è servita moltissimo, e dato che anche l'articolo di Luigi De Marchi mi ha fatto capire che seguire la fortuna del dottore può essere moltissimo importante ecco che Franca continua ciò che per causa maggiore ha iniziato. Difatti stiamo continuando con il limone e l'acqua calda al mattino e mezzo limone dopo ogni pasto, dato che il BICARBONATO DI POTASSIO lo ingoia per più volte al giorno come me. Questo lo ripeteremo giornalmente per almeno fino alla fine di maggio, quindi per altri tre mesi con costanza.
Ora parlando del dottor Pantellini, non riesco a capire il comportamento della Fondazione Pantellini ed a che gioco stanno giocando, dato che le loro dosi IRRISORIE sono vendute dalle farmacie a presso ESORBITANTE.
La cosa che deve far riflettere è che la medicina ufficiale ignora questa fondazione, che se da questa avesse dei problemi, non esiterebbe a spazzarla via come viene fatto a chi và controcorrente.
Difatti:
Quindi le dosi consigliate IRRISORIE mi hanno sempre fatto sospettare in qualcosa di FALSO.
Difatti la conferma di questo sospetto dice:
"Prescrivono un integratore alimentare come rimedio anticancro a centinaia di malati l’anno in veste di fondazione non profit. Ed è la stessa famiglia che, con un nome diverso, produce e vende l’integratore, ricavando cifre che si avvicinano al milione di euro l’anno.
Accade a Firenze, dove la fondazione Valsé Pantellini, ente di diritto spagnolo istituito da Eliseo Garuti, afferma di essere depositaria di un metodo per la cura e la prevenzione del cancro a base di ascorbato di potassio (un derivato della vitamina C): bustine da sciogliere in acqua e da assumere fino a tre volte al giorno, a seconda della diagnosi. Non si tratta di una vera “terapia alternativa” alle tradizionali chemio e radioterapie, come precisa il responsabile scientifico Guido Paoli, bensì di un metodo aggiuntivo. “Non è che uno prende l’ascorbato e guarisce. Però magari una persona che aveva un tempo di vita limitato e con dolori bestiali, riesce a vivere il triplo o il quadruplo e in condizioni migliori”, spiega Paoli. Una speranza alla quale, stando alle cifre dichiarate dalla stessa fondazione, si aggrappano in tanti. “Seguiamo mediamente 800-900 casi l’anno, spesso tutti nuovi”, fa sapere Paoli.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01 ... e/2368695/

e:
"Ma non tutti gli ascorbati di potassio (in commercio ce ne sono tanti) sono adatti al metodo Pantellini. Ai malati di tumore la fondazione ne raccomanda uno in particolare: il Nike Ck o Rck (il nome cambia a seconda della composizione con o senza ribosio). Un prodotto da cui si dipana un intreccio di società tutte riconducibili a Eliseo Garuti, istitutore della stessa fondazione. I marchi Nike Ck e Rck, infatti, sono commercializzati dalla New Mercury, una srl di Firenze controllata al 99% da un’immobiliare spagnola (la Lori 46, in passato amministrata dallo stesso Garuti) e al restante 1% sempre dal fondatore della Pantellini. Dalle vendite dei suoi prodotti, nel 2013 la New Mercury ha ricavato quasi un milione di euro (992.250 è la cifra scritta a bilancio). Il Nike Ck o Rck ha un costo che varia dai 36 ai 49 euro a confezione e non ha particolari controndicazioni. Ogni scatola contiene 100 dosi e si può ordinare su internet o in qualunque farmacia.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01 ... 2368695/2/

ed ancora:
"L’effetto antiossidante della vitamina C e i suoi benefici in tema di prevenzione dei tumori sono noti da tempo. Tuttavia non per questo si può parlare di cura alternativa. “Da oncologo dico che oggi non ci sono evidenze per integrare l’ascorbato nell’ambito dei trattamenti oncologici”, afferma Enrico Ricevuto, professore associato di oncologia all’Ospedale San Salvatore dell’Università dell’Aquila, specialista in terapia dei tumori. “Anche ammesso che possano essere stati osservati dei benefici da un punto di vista sperimentale (cioè in laboratorio, non sull’uomo), o in qualche singolo caso clinico, attualmente nulla è scientificamente provato”, chiarisce.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01 ... 2368695/3/

e per finire:
"Alla domanda se ci sono persone malate di tumore che sono guarite grazie al metodo Pantellini, il responsabile scientifico della Fondazione, Guido Paoli (che è un fisico) risponde così: “Noi non parliamo mai di guarigione perché sappiamo che il cancro esce dal concetto di malattia, lo diceva anche la Montalcini negli anni ’50. Il cancro è qualcosa che forse non è stato inquadrato nel modo scientifico più corretto. Certo, poi noi seguiamo persone che dopo 20 anni sono ancora qua”. Non crede che ci sia un conflitto di interessi nel raccomandare un prodotto venduto dal proprio presidente? “Sì, ma Garuti è il presidente onorario, il presidente della fondazione è Katia Garuti (figlia di Eliseo, ndr). Ma noi comunque abbiamo tenute rigorosamente staccate le cose. Il rischio che ci possano essere dei comparaggi o delle cose di questo tipo c’è. Ma noi le abbiamo volutamente tenute staccate”, risponde Paoli.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01 ... 2368695/4/

QUESTA NON E' AFFATTO UNA BUFALA.
Mi dispiace deludere, a ma sento che è un mio dovere farlo:
Ci resta però la serietà del dott. Pantellini dove si può leggere la storia REALE dell'ASCORBATO DI POTASSIO scoperta da lui nel 1948 che pare non abbia nulla a che vedere con quello che rimane di lui.
http://acidoascorbico.altervista.org/Im ... tassio.htm
dalla pagina:
http://acidoascorbico.altervista.org/pr ... isodio.htm
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22 feb 2018, 08:11
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