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 Conferma che la CAFFEINA è una DROGA legalizzata 
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Iscritto il: 29 dic 2008, 16:05
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Messaggio Conferma che la CAFFEINA è una DROGA legalizzata
A dimostrare che il CAFFE' è una DROGA e che quindi crea DIPENDENZA, quindi da considerarsi tale e starne alla larga come per la COCAINA (tutti la conosciamo e sappiamo i danni che apporta, ma i DANNI DELLA CAFFEINA NESSUNO LI SA' IN QUANTO TENUTI NASCONSTI), ecco due scritti medici che ANNULLANO TUTTE LE IPOTETICHE PROVE SCIENTIFICHE.
Queste dichiarazioni già vengono smentite da dei docenti che formano i futuri medici:
"A conferma questo breve articolo è un frammento del materiale di discussione di un Corso di Formazione e Aggiornamento per docenti di un Liceo. Si è preferito proporre per la pubblicazione questa parte prima dell'intero materiale che farà parte di una successiva più ampia trattazione dell'intero corso per esporre qui alcuni argomenti che di solito sono sottaciuti o dati per scontati nella esposizione di programmi di prevenzione.
Pochi interventi di prevenzione, spesso condotti da operatori "fumatori" (di tabacco) considerano le potenzialità negative dell'habitus "addicted to", anche per sostanze "apparentemente innocue" (come il tabacco).
Molto spesso è il "fattore umano", "la storia" della persona che curiamo, che rende pesante la tossicodipendenza.
Le forze politiche ed il governo paiono però non considerare questo elemento dell'individuo, corroborato dai dati della ricerca scientifica, sovvenzionata a volte dallo stesso governo.
Anzi "le droghe leggere" racchiudono bacini elettorali facilmente coinvolgibili, ... ma la Clinica non può scendere a compromessi. Il materiale che propongo al lettore è un fedele adattamento della discussione all'interno del Corso.
G: "Ma allora ciò che si dice della distinzione tra droghe leggere o pesanti?"
C: "Questa distinzione non è di tipo clinico ma ha un valore solo in termini politici o ideologici. Sono nomi che non hanno nessun valore in campo clinico. Vogliamo scoprire insieme perché? ... Perché una droga si definisce pesante?"
G: "Perché da assuefazione, dipendenza, etc., perché determina l'overdose,...e quindi alta pericolosità, ...
C: "L'eroina si definiva e si definisce pesante anche perché questa sostanza interagisce con dei recettori specifici sulla superficie dei neuroni, che si uniscono, nel soggetto sano, alle endorfine che sono sostanze che noi produciamo autonomamente e che determinano il sonno, l'aumento della soglia del dolore, alcune funzioni connesse con le sensazioni di piacere.
La "pesantezza" sta non solo negli effetti, ma anche, (e questo è un attributo sottile, poco appariscente) nella alterazione del metabolismo precedente. Potremo considerare l'esperimento che ogni tossicodipendente fa (dal fumatore di sigaretta all'eroinomane) come al sovvertimento di un "ecosistema neurorecettoriale". Come l'ecosistema naturale può essere irrimediabilmente alterato da elementi esterni "non biodegradabili", così il delicato equilibrio neurorecettoriale può essere completamente sovvertito dall'introduzione di sostanze che sono identiche a quelle sintetizzate dal S.N.C..
Se noi facciamo l'elenco delle sostanze di cui ci si rende dipendenti troveremo nel liquido cefalorachidiano del feto, il corrispettivo biologico endogeno dell'elenco delle sostanze in esame. Anche della marijuana possiamo affermarne la sua "pesantezza" clinica: potevamo considerarla droga leggera in passato poiché non si conosceva il corrispettivo endogeno. Avendo scoperto la sostanza "anandamide", sostanza endogena che è identica al THC, siamo in grado di affermare uno squilibrio del metabolismo della sostanza e del recettore corrispondente, ma mentre in passato il THC era una sostanza "aspecifica", ora no può più essere definita tale. Allora se ne deduce che tutte le sostanze sono "pesanti" perché incidono pesantemente sul metabolismo e sull'equilibrio della sostanza endogena corrispondente.
TABELLA:
Sostanza---------Recett.specif./Neurotrasm mesolim/Neurotrasm.cortic.
Tabacco (nicotina)--Ac. Nicotinico---GABA-------------DOPA
Caffè---------------A; NorA----------GABA-------------DOPA
Tè------------------A; NorA----------GABA-------------DOPA
Oppiacei------------Endorfine--------GABA-------------DOPA
Cannabis------------Anandamide-------GABA-------------DOPA
Cocaina----------Serotonina1/dopamina1-GABA-----------DOPA
Barbiturici; alcol, BDZ/Ac--Aminobutirrico/GABA---------DOPA
1) Blocco reuptake
G: Però possiamo considerare alcune sostanze che determinano una tossicodipendenza più grave o sostanze che determinano una tossicodipendenza più leggera?
C: Non esistono droghe leggere e pesanti ma tossicodipendenti leggeri o tossicodipendenti pesanti. All'interno della storia del singolo individuo non può entrare una classificazione, una tipologia che prescinde "la sostanza" e non "lo stato mentale", ma è lo stato mentale che si situa ad un livello più pesante o più leggero, non la sostanza.
http://acidoascorbico.altervista.org/Im ... ndenza.htm
Per concludere
Vi siete mai chiesti come mai quando andiamo dal medico e gli esponiamo i nostri problemi di salute una delle prime domande che il medico ci fa è: quanti caffè bevi in un giorno? E secondo di come gli risponderemo lui ci dirà:
hai problemi di stomaco? Non bere caffè
hai problemi alla vescica? E' meglio se rinunci al caffè
hai problemi alla prostata? Fai a meno del caffè
hai problemi al cuore? Non bere caffè
ecc. ecc.
Ma perché il "nostro" medico di famiglia non ci dice chiaramente che solo un organismo perfettamente sano tollera, e ripeto tollera, uno o due caffè al giorno? E che comunque sarebbe meglio farne a meno?
In verità quando beviamo un caffè, introduciamo nel nostro corpo una quantità di tossine per varietà e quantità molte volte superiore a quelle che introdurremmo mangiando un fungo tossico, anche se non letale.
Allora mi chiedo, mangereste tutti i giorni un fungo sapendo prima che il fungo è TOSSICO (ma con un buon sapore) o ne fareste a meno?...
http://acidoascorbico.altervista.org/Im ... ricoli.htm
LA STORIA
La caffeina è usata principalmente per i suoi effetti stimolanti. La caffeina viene assunta per via orale in forma liquida nel caffè, nel thè e in altre bevande, come ad esempio la Coca Cola. E’ utilizzata terapeuticamente come analgesico nel trattamento dell’emicrania e come additivo in alcuni farmaci. La caffeina, una metilxantina naturale, si può trovare in più di 60 varietà di piante. Coltivato dapprima in Arabia, il caffè ha conqustato l'Europa nel 17 secolo, mentre il thè ed il cacao sono arrivati nel nostro continente solo 100 anni prima.
La nicotina è il principale alcaloide della Nicotiana ( tabacum: rustica); essa è presente anche in altre piante (Equiseto, Licopodio, Composita). La nicotina è una sostanza che deriva dalla combustione del tabacco e dei suoi derivati, è uno stimolante potente e rapido. Viene assunta per inalazione del fumo di sigaretta o ingerita oralmente in forma di chewing gum. La nicotina non ha usi terapeutici.

ASPETTI CLINICI (CAFFEINA)
Gli effetti fisici e psicologici della caffeina
Come stimolante la caffeina ha effetti cardiovascolari e sul SNC:
aumento della frequenza e gittata cardiaca e ipertensione
costrizione vascolare cerebrale
aumento del metabolismo basale
rilasciamento della muscolatura liscia viscerale e contrazione della muscolatura scheletrica
ansietà, insonnia, depressione
affaticamento

L'INTOSSICAZIONE ACUTA DA CAFFEINA
I caffeinomani accaniti presentano fini tremori delle estremità in particolare alle mani, riportano storie di ulcera, bruciori di stomaco, gastriti, diarrea. A costoro è necessario dare alcuni consigli: il riposo, l'astensione da ulteriori ingestioni di sostanza, il limitarsi a massimo 3 tazze di caffè al giorno.
L’assunzione di almeno 250 mg di caffeina è accompagnata da:
irrequietezza, nervosismo, insonnia
diuresi
eloquio incoerente

A dosaggi maggiori abbiamo:
agitazione psicomotoria, eccitamento e instancabilità
flusso disordinato del pensiero e del linguaggio
tremori, contrazioni muscolari
nausea
ipervigilanza
tachicardia ed extrasistole
turbe gastrointestinali
ronzii nelle orecchie

l'ASTINENZA DA CAFFEINA
sonno aumentato
depressione e riduzione dell’energia
stitichezza
stato mentale confuso, agitazione
mal di testa
Non sembra che l'astinenza da caffeina richieda attenzione medica, è comunque sconsigliato interrompere bruscamente l'assunzione della sostanza. L’ideale sarebbe una graduale riduzione dell'uso accompagnata da alcuni consigli:
individuare il numero di tazze consumate al giorno
ridurre di una tazza al giorno se necessario sostituire con :
thè leggeri o deteinati
caffè decaffeinati
succhi di frutta o vegetali

Aspetti clinici (nicotina)
Gli effetti fisiologici della nicotina
La nicotina viene assorbita attraverso l'epitelio alveolare. Attraverso la via digerente la nicotina viene principalmente metabolizzata dal fegato in cotinina. Quando fumata la nicotina passa nel sangue in alta concentrazione. Alcuni degli effetti fisiologici specifici della nicotina sono:
aumento dell'attività del colon
aumento del tempo di eliminazione da parte del colon
aumento dei livelli di vasopressina
aumento dei livelli di adrenalina
ipertensione arteriosa

I SEGNI E I RISCHI CLINICI CARATTERISTICI DEI FUMATORI
Chi usa regolarmente prodotti a base di tabacco presenta:
ridotto senso del gusto
disturbi gengivali e dentali
enfisema polmonare
ridotto trasporto di ossigeno e aumento dell'anidride carbonica nel sangue
irritazione dei bronchi e tosse
ulcera gastrica
è inoltre esposto a:
tumori all’apparato respiratorio e della mucosa nasale: faringe, laringe, bocca
tumori all'esofago e al pancreas
tumori al rene e alla vescica

L'ASTINENZA DA FUMO
In fumatori pesanti i sintomi dell’astinenza insorgono 2 ore dopo che è stata fumata l’ultima sigaretta:
desiderio di fumare
mal di testa irritabilità, irrequietezza, ansia
dolori muscolari
difficoltà di concentrazione
frustrazione o rabbia
ipotensione, ridotta frequenza cardiaca
aumento dell' appetito e o del peso
In 3-4 giorni i sintomi fisiologici d’astinenza raggiungono il loro massimo. Per più tempo persistono i sintomi psicologici quali comportamenti e abitudini correlate al fumo, come la ricerca di una sigaretta dopo i pasti o al telefono.

IL TRATTAMENTO DELLA DIPENDENZA DA NICOTINA
1. fase prima
In questa prima fase è importante aiutare il fumatore a convincersi dei gravi danni che l'uso del tabacco comporta. La cessazione del fumo è un beneficio per:
la salute personalizzare (malattie e mortalità legata all’uso di tabacco)
il proprio bilancio economico
per la società e per gli altri

2. fase seconda
In questa seconda fase è importante rendere consapevole il paziente dei disagi e delle difficoltà che dovrà sopportare in astinenza.

3. fase terza
Qui si deve trattare dei metodi di gestione dei disturbi dovuti all'astinenza, sottolineando la transitorietà dei sintomi d'astinenza. Il chewin gum e i cerotti alla nicotina sono efficaci nel ridurre il desiderio per la nicotina e la sintomatologia astinenziale.
chewingum alla nicotina
cerotti alla nicotina
rilassamento
ipnosi
4. fase quarta
In quest'ultima fase si passa a delineare un piano di trattamento:
decidere quale cessazione fare (immediata e completa oppure gradulale)
stabilire una data precisa per iniziare l’astinenza
ridurre ogni giorno un numero di sigarette per arrivare al giorno prefissato
Le complicanze in fase di astinenza da nicotina
aumento di peso per maggiore acuità del gusto e cambiamenti nel metabolismo basale, che si può prevenire con consigli sulla nutrizione
tosse e aumento del catarro per rilascio bronchiale di nicotina catrame, tali sintomi favoriscono la pulizia dei polmoni
maggiore nervosismo e irritabilità che può essere gestita dal coinvolgimento in gruppi di supporto per fumatori o ex fumatori.
http://acidoascorbico.altervista.org/pr ... intomi.htm

Fin'ora, mancandoci delle necessaria informazione, non avevamo alcun mezzo per sapere se questi articoli sono veri o falsi,
MA ORA INVECE DELLE CHIACCHIERE, NOI ABBIAMO IN MANO UNO STRUMENTO PER UNA DIAGNOSI PRECOCE, CHE SERVE PER VERIFICARE SE BEVENDO QUESTO INDICATO CAFFE' OTTENIAMO QUELLA BASE NECESSARIA A QUESTI BENEFICI DI CUI LA OTTIMA SALUTE O MENO.

Si, questa DIAGNOSI PRECOCE ce l'ha indicata il dottor Angelo Bona: il valore della
OMOCISTEINA
difatti egli con un video ci informa che::
"OMOCISTEINA e malattie cardiovascolari
L'OMOCISTEINA è Un intermedio metabolico
nel ciclo dona Metionina, dei Folati e della Transulfatazione
Quando l'OMOCISTEINA è Bassa
significa
che il ciclo della mationina, dei folati e della via della TRANSULFATAZIONE va bene
ed il rischio vascolare
è basso
I Valori Normali di OMOCISTEINA
sono inferiori a 13 micromoli/L
Valori moderatamente elevati di OMOCISTEINA
Oscillano tra i 13 ed i 60 micromoli/L
Ma quando l'OMOCISTEINA nel sangue supera i 60 micrimoli/L
Aumenta il rischio di Incidenti cardiovascolari
quali
Ictus, Infarti
e trombosi Venose profonde
Ma perchè l'OMOCISTEINA Alta aumenta il rischio cardiovascolare?
Il Motivo dipende dal fatto
che quando l'OMOCISTEINA è Alta
il SAMe detto S-adenosil-metionina
risulta BASSO
e quindi
I vasi sanguigni
fanno fatica ad esprimere un enzima Salva Vita
che si chiama
eNOS
eNOs
in caso di qualsiasi occlusione Vascolare
produce istantaneamente
Ossido Nitrico
che provoca una rapida Vasodilatazione del vaso sanguigno
SBLOCCANDOLO
e prevenendo quindi
l'incidente vascolare
Non a caso
in caso di infarto
gli operatori sanitari
somministrano NITROGLICERINA
allo scopo di formare Ossido Nitrico nei vasi
e quindi
provocare una vasodilatazione
al fine di sbloccare l'ostruzione vascolare
Quindi un eccesso di OMOCISTEINA nel sangue
aumenta il rischio di Incidenti Vascolari
e disfunzioni endoteliali
Per mancata espressione di eNOS
l'Enzima Salvavita che vi sblocca i vasi sanguigni
mediante produzione di Ossido Nitrico
In caso di Occlusione Vascolare è
l'OMOCISTEINA ALTA
può essere tenuta sotto controllo
con 5 VITAMINE
VITAMINE B6, B9, B12, BETAINA
e sopratutto
ACIDO ASCORBICO
e lo ZINCO
e RIDUCENDO
il consumo di
Carni Rosse e caseine ricche di Metionina
Zucchero ed amidi raffinati
Perchè questi ultimi bloccano mediante l'Insulina
la via della TRANSULFATAZIONE
e bisogna eliminare anche
l'uso di CAFFEINA FUMO DI SIGARETTA e TEINA
Ma sopratutto ingoiare giornalmente ACIDO ASCORBICO e gli altri "ALIMENTI ESSENAZIALI"
perchè nessun animale soffre di Malattie Cardiovascolari.
Ce lo dice il dr. Mathias Rath con questo video
http://www.perche-gli-animali-non-sono- ... diaci.org/
Questo fatto è perchè ogni essere vivente questo ACIDO ASCORBICO se lo AUTOPRODUCE dal concepimento alla morte, mentre l'Homo Sapiens NO."
http://acidoascorbico.altervista.org/pr ... avideo.htm

Questa pagina è la CONFERMA che il CAFFE' è "UNA DROGA" e si chiama CAFFEINA, come è "DROGA" la NICOTINA, DROGHE LEGALIZZATE ma considerate leggere, che causano DIPENDENZA come la COCAINA e le altre DROGHE considerate pesanti, alla faccia delle persone.

QUANDO LA CAFFEINA E' TROPPO ELETTRIZZANTE
di Eric C. Strain e Roland R. Griffiths

La CAFFEINA è la sostanza psicoattiva più usata al mondo. Negli Stati Uniti si stima che oltre l80% degli adulti ne faccia un uso regolare. Il suo consumo si verifica di frequente in una varietà di contesti sociali culturalmente ben integrati, come il coffee break negli Stati Uniti, il tea time nel Regno Unito o la masticazione della kol nut in Nigeria. Negli stati Uniti, per esempio, il consumo di CAFFE' o bibite caffeinate durante i pasti è estremamente comune. Questa integrazione culturale dell'uso della sostanza può rendere particolarmente difficile il riconoscimenti dei disturbi psichiatrici associati. Tuttavia, per il clinico è importante conoscere la capacità della CAFFEINA di produrre una varietà di sindromi psichiatriche. In questo articolo esamineremo cinque disturbi associati con l'uso di CAFFEINA: intossicazione da CAFFEINA, l'ASTINENZA da CAFFEINA, la dipendenza da CAFFEINA, il disturbo d'ansia indotto da CAFFEINA ed il disturbo del sonno indotto da CAFFEINA.

INTOSSICAZIONE DA CAFFEINA
L'intossicazione da CAFFEINA è stata da lungo tempo riconosciuta come una sindrome della ingestione di una quantità eccessiva della sostanza. Per esempio, nel 1896 J.T.Rugh riportò il caso di un rappresentante di commercio che lamentava nervosismo, contrazioni involontarie delle braccia e delle gambe, sensazione di pericolo imminente e disturbi del sonno. Il paziente beveva quantità eccessive di caffè per sostenere un ritmo lavorativo elevato. Simili notizie sulla intossicazione si possono trovare in tutta la letteratura medica dell'800 e dei primi del '900 con osservazioni su irrequietezza motoria, insonnia, tachicardia, irritabilità, cefalea, labilità emotiva, ansia e disturbi gastrointestinali associati all'eccessivo uso di CAFFEINA. L'intossicazione da CAFFEINA rappresenta pertanto un disturbo psichiatrico noto da almeno cento anni.

Il grado di tolleranza dipende dalla relazione tra la dose di CAFFEINA assunta ed il livello di tolleranza raggiunto. Infatti, se l'assunzione è regolare l'individuo tende a sviluppare tolleranza ai sui effetti, per cui col tempo la stessa quantità di CAFFEINA produce effetti inferiori. Nella comparsa di una sindrome da intossicazione da CAFFEINA vanno considerate anche le differenze interindividuali nella sensibilità ai suoi effetti. Così una persona particolarmente sensibile può presentare segni e sintomi di intossicazione in risposta ad una dose relativamente bassa (ad esempio quella contenuta in una tipica tazza di infuso di CAFFE', pari a 100 mg). mentre una persona che consuma quotidianamente dosi elevate di CAFFEINA, e che quindi ha sviluppato tolleranza ai suoi effetti, per una dose simile non presenterà segni di intossicazione. Il meccanismo d'azione principale della CAFFEINA consiste nel suo antahonismo per l'adenosina, L'adenosina produce una grande varietà di effetti fisiologici che comprendono depressione del sistema nervoso centrale, vasodilatazione cerebrale, inibizione del rilascio di renina ed effetto antidiuretico, inibizione della secrezione gastrica e depressione respiratoria. In quanto antagonista dell'adenosina, molti degli effetti della CAFFEINA rappresentano l'opposto degli effetti prodotti dalla adenosina.

Le caratteristiche fondamentali della intossicazione da CAFFEINA sono quelle riportate dal DSM-IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disordes, fourth edition) (tabella 1). In aggiunta a questi sintomi, si possono osservare febbre, irritabilità, tremori, disturbi sensoriali, tachicardia e cefalea. I sintomi più comuni sono comunque l'ansia, l'insonnia, i disturbi gastrointestinali, i tremori, la tachicardia e l'agitazione psicomotoria. In casi di intossicazione estrema può comparire uno stato confusionale (delirium), L'overdose da CAFFEINA può essere letale. Nel paziente non tollerante alla CAFFEINA, data la sua breve emivita (3-6 ore), l'intossicazione si risolve rapidamente con la cessazione dell'uso. In un paziente nel quale invece l'intossicazione si sovrappone ad un uso cronico, l'improvvisa sospensione può condurre ad una sindrome astinenziale. Poichè i sintomi della ASTINENZA possono parzialmente sovrapporsi a quelli della intossicazione (es., ansia e nervosismo), il tempo necessario per la risoluzione del quadro clinico sarà maggiore, durando da pochi giorni ad oltre una settimana.

Il primo passo nella valutazione del paziente ai fini di una diagnosi di intossicazione da CAFFEINA richiede la raccolta della storia recente di uso della sostanza. A questo proposito bisogna ricordare che i pazienti possono non essere a conoscenza del contenuto in CAFFEINA di numerose bevande e farmaci (preparati dietetici da banco, pillole energizzanti o per il controllo del sonno). La entità dell'assunzione di CAFFEINA può essere confermata con un dosaggio del livello plasmatico. Se il paziente è incapace di fornire una storia dettagliata (per esempio per la presenza di un delirium conseguente ad una overdose di CAFFEINA), allora dovrebbe essere trasferito in un reparto di terapia d'urgenza e monitorato attentamente.

Il primo approccio al trattamento della intossicazione consiste nell'educazione del paziente circa gli effetti di un uso eccessivo. Nei pazienti che offrono resistenza all'accettazione del ruolo della CAFFEINA nella loro sintomatologia, può risultare utile suggerire una temporanea sospensione dell'uso a scopo sia diagnostico che terapeutico. L'overdose da CAFFEINA richiede un monitoraggio medico intensivo ed un trattamento sintomatico (per esempio per la tachicardia, le aritmie, le convulsioni) lo svuotamento gastrico e la verifica del livello sierico della sostanza (un livello di 100 microgrammi/ml viene generalmente considerato tossico). L'overdose da CAFFEINA è stata trattata anche con l'emoperfusione.

ASTINENZA DA CAFFEINA
Come per la intossicazione da CAFFEINA, anche per la ASTINENZA esiste una lunga storia sulla presenza di una specifica sintomatologia. Per esempio, nel 1893 Bridge riferì di una serie di pazienti che presentavano dei sintomi attribuite a suo avviso all'uso di CAFFE' o tè. Egli concludeva che la sospensione dell'uso di CAFFE' poteva essere di giovamento, sebbene ciò ponesse i pazienti a rischio di sviluppare acutamente una forte cefalea. Raccomandava pertanto <<una riduzione graduale delle dosi di CAFFE' nel tempo di una settimana o più>>. La presenza di cefalea associata alla cessazione dell'uso di CAFFEINA è stata riportata ripetutamente ed ora rappresenta una caratteristica ben accertata della ASTINENZA da CAFFEINA. Si tratta di una tipica cefalea generalizzata, pulsante, che piò essere accompagnata da sintomi simil-influenzali (come nausea e vomito). Peggiora con l'esercizio fisico e con la manovra del Valsava e migliora con l'assunzione di CAFFEINA. In genere compare 12-24 ore dopo l'ultima dose di CAFFEINA, sebbene possa comparire anche dopo 40 ore. In genere regredisce entro 2-4 giorni, ma alcuni soggetti continuano a riportare episodi sporadici di cefalea fino ad 11 giorni dopo la cessazione dell'uso della sostanza. Sebbene la cefalea sia tipicamente associata all'ASTINENZA, svariati studi riportano che anche l'intossicazione può produrre cefalea. Altri sintomi della ASTINENZA da CAFFEINA possono essere: sonnolenza, difficoltà lavorativa (ridotta capacità di concentrazione, stanchezza , ridotta motivazione per il lavoro), irritabilità, riduzione della loquacità e socievolezza, sintomi simil-infuenzali (dolenze/dolori muscolari, sensazioni di caldo e freddo, nausea o vomito) e visione indistinta. Inoltre si possono osservare ansia, depressione ed alterazione della performance psicomotoria (nervosismo, tremore, irrequietezza), confusione rinorrea, disforesi e craving per la CAFFEINA. Nonostante questo ricco corteo sintomatologico, diverse ragioni hanno indotto il gruppo di lavoro sui disturbi da uso di sostanze per il DSM-IV ad includere la categoria diagnostica della ASTINENZA da CAFFEINA tra quelle che necessitano di ulteriori studio (tabella 2).

In particolare si segnala l'insufficiente validazione della maggior parte dei sintomi della sindrome, la loro grande prevalenza nella popolazione generalmente e la loro potenziale attribuzione a cause diverse dall'uso di CAFFEINA. I sintomi di ASTINENZA da CAFFEINA possono essere attribuiti all'aumento funzionale nell'attività della adenosina che si verifica con l'interruzione del consumo cronico di CAFFEINA. L'ASTINENZA può verificarsi con dosi sorprendentemente basse di CAFFEINA, fino a 100 mg. Spesso non viene riconosciuta come tale e la sintomatologia viene attribuita ad altri fattori (influenza, "cattiva giornata", ect.). Essa può essere più facilmente osservata in ambiente medico, quando ai pazienti viene richiesto di astenersi dal consumo di cibi fluidi, come prima di interventi chirurgici e di certe procedure diagnostiche, In aggiunta, la ASTINENZA può verificarsi in contesti nei quali l'uso di prodotti contenenti CAFFEINA è bandito, come può accadere nei reparti di psichiatria. La cefalea postoperatoria si è dimostrata essere associata ad una storia di consumo di CAFFEINA. L'ASTINENZA da CAFFEINA generalmente comincia entro 12-24 ore dalla interruzione dell'uso. Il picco solitamente si manifesta entro 24-48 ore e la durata è in genere di 2-7 giorni. Pochi studi hanno affrontato il problema del trattamento, anche se frequentemente si è osservato che la sintomatologia può essere alleviata dall'assunzione di CAFFEINA, e questo approccio è probabilmente il migliore.

DIPENDENZA DA CAFFEINA
Prima di discutere della definizione di dipendenza da CAFFEINA secondo i criteri del DSM-IV, è opportuno discutere del concetto di dipendenza. In particolare è utile distinguere la dipendenza fisica della diagnosi clinica di dipendenza. La dipendenza fisica è generalmente indicata dalla comparsa di una sindrome di ASTINENZA alla cessazione dell'uso di una sostanza. La diagnosi di dipendenza si riferisce invece alla presenza di vari indicatori di uso patologico di una sostanza. Tra questi indicatori può esserci (ma non necessariamente) la dipendenza fisica. E' possibile avere una dipendenza fisica in assenza di una sindrome clinica di dipendenza; l'uso degli oppiacei nel trattamento del dolore da cancro può essere un esempio. E' anche possibile avere una sindrome clinica di dipendenza ma non essere fisicamente dipendenti: l'uso compulsivo ed episodico ci alcol potrebbe essere un esempio di tale condizione. Questa distinzione fra dipendenza fisica e sindrome clinica di dipendenza ha spesso oscurato le discussioni sulla dipendenza da CAFFEINA. Mentre vi sono ampie evidenze sull'ASTINENZA di una sindrome di ASTINENZA da CAFFEINA che suggeriscono la presenza di dipendenza fisica, le evidenze sulla capacità della sostanza di produrre una sindrome clinica di dipendenza sono state scarse. Attualmente il DSM-IV utilizza un set di criteri generici per definire la sindrome clinica di dipendenza da sostanze (tabella 3), In particolare il DSM-IV afferma; <<Una diagnosi di dipendenza da sostanze si può applicare ad ogni classe di sostanze eccetto la CAFFEINA>>. In questa sezione ci occuperemo invece delle evidenze attuali a sostegno dell'esistenza di una sindrome di dipendenza da CAFFEINA proprio secondo i criteri del DSM-IV.
Il consumo medio di CAFFEINA nella popolazione adulta degli Stati Uniti è di circa 211 mg al dì e tra i consumatori di CAFFEINA è di approssimativamente 280 mg. In altre nazioni il consumo medio giornaliero può essere considerevolmente più elevato. Sorprendentemente esiste solo uno studio sulla prevalenza da CAFFEINA condotto utilizzando dei criteri psichiatrici standardizzati. Si tratta di un sondaggio telefonico effettuato nel Vermont, In questo studio, 166 su 202 intervistati, facevano uso corretto di CAFFEINA. Il 27% di queste 166 persone soddisfaceva i criteri del DSM-IV per una diagnosi di dipendenza lieve, il 14% per una dipendenza moderata ed il 3% per una dipendenza grave, nel corso dell'anno precedente. Il sintomo di dipendenza più comunemente riportato secondo questo studio era il persistente desiderio o uno o più tentativi infruttuosi di ridurre o controllare l'uso della sostanza. Pochi studi hanno esaminato le caratteristiche della dipendenza da CAFFEINA e non esistono studi che si siano occupati della eziologia del disturbo nei soggetti che soddisfano i criteri per questa diagnosi. Tuttavia, il consumo di CAFFEINA può essere influenzato da parecchi fattori. Si tratta di fattori che possono essere correlati alla dipendenza da CAFFEINA.
Effetti soggettivi e di rinforzo. Diversi studu hanno dimostrato che la CAFFEINA a dosi basse o moderate (20-200 mg) produce dei modesti effetti soggettivi piacevoli a dosi accresciute sensazioni di benessere, vigilanza, energia, capacità di concentrazione, fiducia in se stessi, motivazione al lavoro, loquacità e ridotte sensazioni di stanchezza e sonnolenza. Tuttavia, dosaggi elevati (per esempio, 800 mg) producono effetti soggettivi negativi con ansia e nervosismo. Si è anche dimostrato che la CAFFEINA nell'uomo funziona come un incentivo. Infatti quando in condizioni sperimentali si dà l'opportunità di scegliere, alcune persone scelgono di consumare la CAFFEINA piuttosto che il placebo. Questo profilo di effetti piacevoli ed incentivanti può andare a spiegare l'ampio e regalare consumo di sostanze contenenti CAFFEINA. Tuttavia non tutti usano la CAFFEINA, anzi sembra che alcune persone tendono a preferirla mentre altre no. Solitamente scelgono la CAFFEINA coloro che riferiscono di provare effetti piacevoli.
Tolleranza e ASTINENZA. In uno studio sperimentale su persone mantenute ad un dosaggio giornaliero costante di CAFFEINA, si è dimostrato la comparsa di tolleranza agli effetti soggettivi dopo 18 giorni. La tolleranza agli effetti sul sonno si verifica dopo 7 giorni di uso mentre dosi acute di CAFFEINA in individui non dipendenti possono causare un modesto aumento della pressione sanguigna, lo stesso effetto non viene riscontrato dopo 3 giorni di uso. Tuttavia non è chiaro che ruolo possa avere la tolleranza nello sviluppo di una dipendenza clinica da CAFFEINA. Lo stesso dicasi per l'ASTINENZA che almeno in parte potrebbe contribuire a spingere l'individuo all'uso della sostanza.

Genetica. Parecchi studi su gemelli hanno dimostrato una maggiore concordanza fra gemelli monozigoti, rispetto a dizigoti, per il consumo di CAFFE', suggerendo una predisposizione genetica. Tuttavia si tratta di studi che hanno indagato sull'uso di CAFFEINA e non sulla dipendenza.
Popolazioni speciali. In diversi gruppi si è osservato un consumo di CAFFEINA maggiore rispetto alla popolazione generale: fumatori, nei quali può riflettere l'aumento del metabolismo della CAFFEINA; detenuti, tra i quali si è stimato un consumo medio giornaliero di 805 mg; pazienti psichiatrici, con consumi giornalieri medi fino a 500/750 mg; alcolisti, per i quali il livello di uso di CAFFEINA ha un valore predittivo sull'abuso di alcol e la prevalenza della dipendenza da CAFFEINA cresce al crescere della gravità della dipendenza da alcol. Altri gruppi a rischio sono i tossicodipendenti da sostanze diverse ed i pazienti con anoressia nervosa.
Età, sesso e razza. Vi sono poche informazioni su questi fattori. Sembra che tra gli adulti il consumo di CAFFE' sia maggiore che tra i giovani. Sembra anche che il consumo di CAFFE' sia maggiore tra i bianchi rispetto agli afro-americani, mentre non si segnalano differenze nel consumo di sessi.
In conclusione, la dipendenza di CAFFEINA, come le altre tossicodipendenze, sembra rappresentare il risultato di fattori sociali, cultura, e di fattori predisponenti individuali, che operano in un contesto di disponibilità di una sostanza psicoattiva che produce effetti piacevoli e gratificanti. La presenza di una dipendenza da CAFFEINA viene spesso misconosciuta. I clinici dovrebbero invece sondare per verificare la presenza dei sintomi o comportamenti che ne segnalano la presenza: tolleranza, ASTINENZA, continuazione nell'uso nonostante le raccomandazioni sanitarie o la presenza di problemi aggravanti dalla CAFFEINA, so di quantità maggiori o per periodi più prolungati rispetto a quelli programmati, desiderio persistente o tentativi infruttuosi di ridurre o controllare l'uso.
Nonostante l'interruzione dell'uso di CAFFEINA venga venga spesso raccomandata dal medico per condizioni quali ansia, insonnia, aritmia, palpitazioni, esofagite/ernia iatale, malattia fibrocistica, per molti pazienti risulta particolarmente difficile riuscirci. I pochi studi esistenti sul trattamento della dipendenza da CAFFEINA riportano dei successi ottenuti affiancando ad una graduale riduzione delle dosi giornaliere delle strategie di rinforzo dei comportamenti di controllo dell'uso. Anche il monitoraggio dei progressi compiuti può essere utile. La interruzione brusca dovrebbe essere evitata.

DISTURBO D'ANSIA INDOTTO DA CAFFEINA
Oltre ai sintomi di ansia che accompagnano l'intossicazione e l'ASTINENZA, la CAFFEINA può produrre anche un distinto disturbo d'ansia. Nel DSM-VI, il disturbo d'ansi indotto da sostanze si caratterizza per la preminenza di sintomi d'ansia che sono direttamente correlati all'uso di una sostanza psicoattiva. Mentre la forma del disturbo può rassomigliare al disturbo ossessivo-compulsivo, è importante notare che per porre la diagnosi di disturbo d'ansia indotto da sostanze non è necessario che il paziente manifesti tutti i sintomi necessari per soddisfare i criteri specifici di questi disturbi. Numerosi studi hanno esaminato la relazione fra consumo di CAFFEINA e disturbi d'ansia. E' interessante notare che i pazienti con disturbi d'ansia generalmente consumano meno CAFFEINA degli altri pazienti e che dopo l'assunzione di CAFFEINA i loro punteggi di autovalutazione del livello d'ansia sono più elevati rispetto a quelli dei controlli. Queste osservazioni suggeriscono che certe categorie di persone tendono ad evitare il consumo di CAFFEINA per evitare l'insorgenza di una sintomatologia d'ansia. Si è anche dimostrato che pazienti che assumono quantità elevate di CAFFEINA usano quantità di tranquillanti (benzodiazepine o meprobamato) più elevate rispetto ai pazienti che ne fanno un uso modesto. La diagnosi di disturbo d'ansia indotto da CAFFEINA è basata sull'evidenza di un disturbo d'ansia eziologicamente correlato alla CAFFEINA. Uhde ha fatto notare come l'uso acuto di CAFFEINA possa momare l'attacco di panico, mentre l'uso cronico, l'ansia generalizzata. <il trattamento del disturbo d'ansia indotto da CAFFEINA consiste nella graduale sospensione della sostanza. L'uso di agenti farmacologici quali le benzodiazepine dovrebbe essere evitato fino a quando non sia stata eliminata la CAFFEINA.

DISTURBO DEL SONNO INDOTTO DA CAFFEINA
Come nel caso del disturbo d'ansia indotto da CAFFEINA, le sostanze psicoattive possono produrre dei disturbi del sonno distinti da quelli che accompagnano l'intossicazione a l'ASTINENZA. E' noto da lungo tempo che i prodotti contenenti CAFFEINA possono provocare disturbi del sonno, primariamente sotto forma di insonnia. Per esempio, Chavanne nel 1911 scrisse che <<ad alcune persone il CAFFE' nero le costringe a stare sveglie a letto a fissare il soffitto...>>. Ci sono comunque anche delle segnalazioni di ipersonnia associata all'uso di CAFFEINA. In effetti il disturbo può essere del tipo insonnia, ipersonnia, parasonnia o misto, ma più spesso si tratta di insonnia. In generale, dosi acute di CAFFEINA alla sera ritardano il sonno e ne alterano la qualità. La CAFFEINA può produrre anche alterazioni della latenza del sonno REM, della durata totale del sonno e delle caratteristiche del sonno non REM. Questi effetti dipendono ovviamente dalla dose assunta, dalla tolleranza individuale nella sensibilità alla CAFFEINA. Come già detto, il disturbo del sonno può verificarsi anche nel contesto di una intossicazione ed ASTINENZA da CAFFEINA. Si parla però di disturbo del sonno indotto da CAFFEINA quando i sintomi sono eccessivi rispetto a quelli che si osservano nella intossicazione o nella ASTINENZA. Il trattamento consiste in un graduale decremento del consumo di CAFFEINA. L'uso di altri farmaci o di altri interventi tesi a migliorare il sonno dovrebbe essere riservato ai casi cui la mancata risposta alla eliminazione della CAFFEINA faccia propendere per un disturbo non indotto da essa.
http://acidoascorbico.altervista.org/pr ... ntomia.htm
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04 dic 2017, 14:20
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